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La ricetta ministeriale a ricalco (RMS)


La ricetta a ricalco, approvata con D.M. 10/3/2006, sostituisce sia la vecchia ricetta ministeriale “a madre e figlia”, non più utilizzabile dal 15 aprile 2006. Tale ricetta deve essere utilizzata per i medicinali compresi nella tabella medicinali, sezione A, e nell’allegato III bis del DPR 309/1990, tranne quelli trasferiti nella tabella medicinali sez. D. In particolare, per i farmaci dell’allegato III bis rimasti in tabella medicinali sezione A, prescritti per la terapia del dolore, si può utilizzare anche il ricettario SSN, in alternativa al ricettario a ricalco, ma non la ricetta bianca. Se invece i farmaci della tabella medicinali sezione A sono prescritti per trattamenti diversi dalla terapia del dolore, deve essere utilizzato il ricettario a ricalco.

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Pertanto, la ricetta a ricalco è obbligatoria anche per la prescrizione di medicinali compresi nella tabella medicinali, sezione A, utilizzati per il trattamento di disassuefazione dagli stati di tossicodipendenza da oppiacei o di alcol dipendenza, nel rispetto del piano terapeutico redatto da una struttura sanitaria pubblica o privata autorizzata.

In regime di SSN è redatta in triplice copia autocopiante:

-l’originale è trattenuto dal farmacista,

-una copia va all’assistito, che la conserva quale documento giustificativo del trasporto e del possesso del medicinale,

-una al SSN;

Se la prescrizione riguarda farmaci non forniti dal SSN, la ricetta viene compilata in duplice copia, una per il farmacista e l’altra per il paziente.
Ogni prescrizione può comprendere un solo tipo di medicinale per i medicinali della sezione A della tabella medicinali, fino a due medicinali diversi tra loro o uno stesso medicinale con due dosaggi diversi per i medicinali di cui all’allegato III bis, destinati alla terapia del dolore in pazienti affetti da patologie neoplastiche o degenerative.
È possibile la dispensazione frazionata del medicinale, in caso di insufficiente disponibilità, apponendo ad ogni consegna la data e il prezzo praticato ed effettuando la trascrizione sul registro stupefacenti, facendo riferimento sempre alla stessa ricetta, entro il limite di validità della stessa.

La ricetta:
– va compilata, con mezzo indelebile, su un ricettario edito dal Poligrafico dello Stato, che il medico e il veterinario ritirano presso l’ASL;
– deve riportare il timbro personale del medico o del medico veterinario, con nome, cognome, domicilio e numero di telefono; il timbro regionale non è sufficiente (anche se la prescrizione avviene in regime SSN) e – va integrato a mano con i dati mancanti;
– deve riportare cognome e nome dell’assistito, ovvero del proprietario dell’animale ammalato;
– se destinata a un animale, il veterinario deve riportare, nello spazio destinato ai bollini autoadesivi, le parole “uso veterinario” e, nello spazio destinato al codice del paziente, deve indicare la specie, la razza e il sesso dell’animale curato;
– deve riportare la dose, la frequenza e il modo di somministrazione (posologia), il numero di confezioni, il dosaggio, se in commercio ne esiste più di uno, la confezione, se ne esiste più di una, anche in numero;
deve essere datata e firmata dal medico, in originale sulla prima pagina e in copia sulle altre;
– ha validità di trenta giorni dalla data di compilazione, escluso il giorno del rilascio;
– deve essere limitata a trenta giorni di terapia. È consentito il verificarsi di un’eccedenza nelle quantità prescritte, rispetto alla posologia indicata, esclusivamente nel caso in cui questa sia dovuta al numero di unità posologiche contenute nelle confezioni in commercio. Altrimenti, nel caso in cui le ricette prescrivano complessivamente una cura di durata superiore ai trenta giorni, il farmacista consegna un numero di confezioni sufficienti a coprire trenta giorni di terapia, in relazione alla posologia indicata, dandone comunicazione al medico prescrittore. In regime di SSN si possono prescrivere tutte le confezioni necessarie a coprire tale termine di tempo, nel caso di trattamento del dolore cronico in pazienti con patologie neoplastiche o degenerative.

Adempimenti del farmacista:
accertarsi che la ricetta sia redatta correttamente;
– annotare sulla ricetta il nome, il cognome e gli estremi di un documento di riconoscimento dell’acquirente, che deve essere maggiorenne e non manifestamente infermo di mente;
– apporre sulla ricetta la data di spedizione, il timbro della farmacia e il prezzo praticato;
– applicare i bollini autoadesivi sulla copia per il SSN nello spazio a loro destinato o, se questo non fosse sufficiente, sul retro della ricetta o su un foglio da allegare alla stessa;
– se la prescrizione riguarda una preparazione magistrale, se ne indica il costo nello spazio riservato ai bollini;- riportare la vendita sul registro di entrata-uscita stupefacenti, e conservare la ricetta per due anni a partire dalla data dell’ultima registrazione.


La compilazione deve essere a tutte lettere per evitare che i numeri (arabi e romani) possano essere contraffatti (si utilizza penna a biro nera).
Quanta dose il medico richiede, tanta il paziente ne deve utilizzare. Una ricetta corretta è, per esempio, “sedici fiale di morfina due volte al giorno per otto giorni”. Bisogna specificare quanta ne viene richiesta e quanta ne deve consumare; non si può scrivere “una fiala al giorno”.
Nel 2006 è stata rivista la legislazione con l’entrata in vigore della legge 49: la classificazione dei principi attivi stupefacenti o psicotropi è rimasta in 6 tabelle con possibilità di dare dipendenza via via minore procedendo dalla prima all’ultima, come per il decreto 309/1990, ma è cambiata la loro denominazione: c’è la tabella I e c’è la tabella II.

  • La tabella I comprende sostanze e principi attivi individuati come stupefacenti e psicotropi soggetti ad abuso.
  • La tabella II è suddivisa in cinque sezioni (II A, II B, II C, II D, II E), contenenti principi attivi e composizioni medicinali con diverso potere di indurre dipendenza e con diversa modalità prescrittiva; inoltre, la sezione A della tabella II contiene i farmaci dell’allegato III-bis.

Come per le tabelle della legge 309/1990, sono elencati solo i principi attivi, non le preparazioni. Questo è importante per il medico che richiede una preparazione galenica magistrale e quindi che non trova il principio attivo già confezionato.

Per quanto riguarda la prescrizione di questi farmaci si ricordi che:

  • I farmaci della tabella I non sono prescrivibili.
  • I farmaci della tabella II, sezione A, compresi i farmaci dell’allegato III-bis, in attesa del nuovo ricettario autocopiante, devono essere prescritti mediante ricetta a ricalco. La validità di questa ricetta è così definita:
    • Farmaci dell’allegato III-bis: 2 farmaci o 2 confezioni, fino a 30 giorni di terapia.
    • Gli altri: 1 solo farmaco, fino a 30 giorni di terapia.
    • Flunitrazepam: una sola scatola per ricetta.

Le ricette vanno in 2 copie se in regime privato, 3 per il SSN. Una copia va conservata dal paziente secondo il decreto 12/2001 (con validità di 30 giorni).

  • I farmaci della tabella II, sezioni B, C e D, devono essere prescritti con una ricetta non ripetibile. Nella sezione D ci sono alcuni farmaci usati nella terapia del dolore; questi seguono la prescrizione dei farmaci inseriti nell’allegato III-bis.
    La sezione B generalmente contiene farmaci iniettabili, tra cui le benzodiazepine; la sezione D contiene sostanze non iniettabili, ossia solide, che sono caratterizzate da una quantità di principio attivo talmente bassa o di difficile estrazione che non può essere usata a scopo di drogaggio.
  • I farmaci della tabella II, sezione E, devono essere prescritti con una ricetta ripetibile la cui validità, però, non è di 6 mesi (validità temporale) entro cui si possono ritirare 10 confezioni (validità quantitativa) ma di 30 giorni entro cui si possono ritirare 3 confezioni.
    Tra i farmaci della sezione E ci sono le benzodiazepine somministrabili oralmente.