lattoferrina

Il legame conflittuale tra Lattoferrina e SARS-CoV2

Da farmacista, quotidianamente immersa tra chi chiede di effettuare un sierologico e chi cerca di difendersi da un virus che ad oggi scomparso non è, cercherò in breve, per ciò che mi compete e secondo fonti informative scientifiche, di fare un po’ di chiarezza su quanto sta accadendo nell’ultimo periodo inerente alcuni preparati a base di lattoferrina.

Contenuti

Funzioni, proprietà e utilizzo

Diagnostica di laboratorio

Qual è la correlazione con il SARS-CoV2?

Lo studio di Tor Vergata

Lattoferrina, i risultati dello studio

Cosa pensano gli esperti?

Conclusioni

Scoperta ed isolata nel latte vaccino dagli scienziati Peter Lauritz Sørensen e Margrethe Høyrup Sørensen nel 1939, la lattoferrina è una glicoproteina ad azione antimicrobica e ferro-trasportatrice, recentemente rivalutata per le sue proprietà antiossidanti, immunomodulatrici ed antinfettive. Tipica del latte, come il nome stesso fa intuire, è presente anche in varie secrezioni mucose, come le lacrime e la saliva, elemento non casuale se si considerano tali strati di cellule comunicanti con l’esterno, e come tali esposti agli attacchi dei patogeni.

Nel plasma venoso umano questa glicoproteina è presente in una concentrazione pari a 0,12 μg/ml; concentrazione più alta invece, si ha nel colostro (il primo latte che la donna produce dopo il parto,nel quale la sua presenza elevata, favorisce lo sviluppo di batteri intestinali benefici, aiutando il nascituro a debellare i patogeni responsabili delle gastroenteriti (le tanto usuali “coliche del neonato”). Con il passare dei giorni, la quantità di lattoferrina si riduce, parallelamente allo sviluppo delle difese immunitarie del piccolo, motivo per cui le concentrazioni di lattoferrina nel latte vaccino sono piuttosto variabili (le mucche ad esempio, vengono munte molto a lungo dopo la nascita del vitello).

Funzioni, proprietà e utilizzo

Recenti studi hanno ascritto alla lattoferrina proprietà promotrici sull’attività degli osteoblasti e dei condrociti, cellule rispettivamente deputate alla produzione di tessuto osseo e cartilagineo. Le proprietà antimicrobiche (le più conosciute), sono principalmente dovute alla capacità di legare il ferro, (sottraendolo al metabolismo di quelle specie batteriche come l’Escherichia coli, che dipendono da esso per la propria moltiplicazione e adesione alla mucosa intestinale, “effetto batteriostatico”).

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L’azione “antibatterica diretta” o “battericida”, è legata invece alla capacità di ledere gli strati più esterni della membrana cellulare (LPS) di alcune specie batteriche GRAM negative. Non è quindi un caso che questa glicoproteina venga sfruttata anche dall’industria alimentare per trattare le carcasse di manzo e proteggerle dalla contaminazione batterica di superficie. L’effetto antivirale della lattoferrina è relazionato invece, alla sua capacità di legarsi ai glicosamminoglicani della membrana plasmatica, prevenendo l’ingresso del virus e bloccando l’infezione sul nascere: meccanismo apparso efficace contro l’Herpes Simplex, i citomegalovirus e l’HIV.

Esistono anche evidenze circa un suo possibile ruolo come agente antitumorale, dimostrato in numerose occasioni su tumori chimicamente indotti in ratti da laboratorio. La sua capacità di legare lo ione ferrico (Fe3+) è due volte superiore alla transferrina, la principale proteina plasmatica deputata al trasporto del ferro nel torrente circolatorio (entrambe fanno parte della stessa famiglia di proteine-transferrine-capaci di legare e trasferire ioni Fe3+ ).

Ogni molecola di lattoferrina può legare a sé due ioni ferrici ed in base a tale saturazione può esistere in tre forme distinte: apolattoferrina (priva di ferro), lattoferrina monoferrica (legata ad un solo ione ferrico) e ololattoferrina (che lega a sé due ioni ferrici). L’attività della proteina viene mantenuta anche in ambienti acidi ed in presenza degli enzimi proteolitici, inclusi quelli secreti dai microorganismi.

Diagnostica di laboratorio

In campo diagnostico, un’aumentata concentrazioni di lattoferrina nelle feci può essere valutata per ricercare la presenza di malattie infiammatorie intestinali, come il morbo di Crohn e la colite ulcerosa.

Qual è la correlazione con il SARS-CoV2?

In vista della situazione pandemica verificatasi nel 2020, gli studiosi hanno posto la loro attenzione sulla lattoferrina, dopo aver notato la bassa incidenza di infezioni da SARS-CoV2 nei neonati. Tale glicoproteina, è una proteina globulare multifunzionale con attività antimicrobica, battericida e fungicida, con una funzione di protezione dell’apparato gastrointestinale.

Sembra che il SARS-CoV2 abbia bisogno del ferro e la lattoferrina lo sottrae all’ambiente circostante, agendo, dunque, come antagonista. Inoltre pare anche che l’effetto antivirale della lattoferrina sia collegato alla sua capacità di legarsi ai glicosamminoglicani della membrana plasmatica, prevenendo l’ingresso dei virus.

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Lo studio di Tor Vergata

Nel luglio 2020, è stato realizzato uno studio condotto dall’Università di Tor Vergata e La Sapienza, realizzato su circa 100 pazienti con sintomi lievi o asintomatici, come dichiara la prof.ssa Elena Campione, ricercatrice coinvolta in prima persona. Alcuni dei pazienti trattati con la lattoferrina, sono guariti dal Covid-19 in 10/12 giorni.

La glicoproteina ha dimostrato efficacia nel combattere i sintomi della malattia da coronavirus in pazienti positivi all’esordio e negli asintomatici, aspetto confermato anche dalla professoressa di Microbiologia dell’Università La Sapienza, Piera Valenti che aveva dichiarato:

i risultati ottenuti dimostrano che la lattoferrina blocca le fasi precoci e, a detta di colleghi dell’Università del Michigan, blocca anche quando la cellula è già infetta

Lo studio, dal titolo, La lattoferrina quale naturale barriera protettiva della mucosa intestinale e respiratoria contro l’infezione da coronavirus e l’infiammazione, era stato reso noto a luglio e pubblicato per la prima volta sull’International Journal of Molecular Science.

Nella ricerca sono stati coinvolti 32 pazienti con Covid-19, di età media pari a 55 anni, di cui 10 asintomatici e 22 con sintomi lievi o moderati quali stanchezza, dolori articolari e tosse. Altri 32 volontari sani (negativi a Sars-Cov-2) sono stati assegnati a un gruppo di controllo che non riceveva alcun tipo di trattamento. I ricercatori hanno studiato l’azione della lattoferrina sui pazienti e in vitro, nonché con simulazioni al computer.

Lattoferrina, i risultati dello studio

I risultati dello studio citato, hanno mostrato la remissione dei sintomi entro un periodo di 15 per alcuni partecipanti e di 30 giorni per la quasi totalità delle persone, registrando anche la negativizzazione del tampone di tutti i pazienti. Le prove in vitro hanno permesso di rilevare che la lattoferrina ostacola le interazioni iniziali fra il virus e la cellula (quelle in cui è coinvolta la proteina spike e il recettore Ace2) e dunque potrebbe avere effettivamente un ruolo protettivo.

Gli autori pertanto scrivono nel testo ancora da revisionare che:

Anche se il meccanismo d’azione deve ancora essere esplorato, le proprietà antivirali della lattoferrina possono essere estese anche a Sars-Cov-2

I ricercatori di Tor Vergata partono dal presupposto che ad oggi purtroppo, non abbiamo trattamenti efficaci contro Covid-19 e che:

la lattoferrina potrebbe fornire un’opzione sicura ed efficace da valutare

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Cosa pensano gli esperti?

Poiché vi è stata una corsa all’acquisto di integratori a base di lattoferrina, diversi esperti si sono espressi a riguardo.

Il dottor Luca Cassetta, immunologo presso l’Università di Edinburgo ha commentato:

Lo studio delle università di Tor Vergata e La Sapienza suggerisce che la lattoferrina possa esercitare un’azione antivirale, legandosi alla proteina Spike S del virus Sars-Cov-2. La notizia è stata riportata dai telegiornali con un clamore mediatico a mio avviso eccessivo e prematuro. Seppur promettenti infatti, tali dati necessitano di una rigorosa verifica in un trial clinico randomizzato per poter verificare l’effettiva efficacia di questo trattamento

Il virologo Roberto Burioni ha, invece scritto:

Ricevo molte richieste in merito, per cui rispondo collettivamente a tutti. Non esiste nessuna evidenza clinica che indichi l’utilità della lattoferrina nel prevenire o curare Covid-19

Anche il chimico e professore Dario Bressanini, si è raccomandato di non cadere nel vortice delle fake-news sulle potenziali cure di covid-19:

Lo studio sulla lattoferrina e il covid esiste e i risultati ottenuti possono suggerire che la cura funzioni, ma i pazienti sottoposti a questo trattamento sono stati troppo pochi e sono necessari ulteriori approfondimenti

La necessità di ulteriori ricerche è stata, inoltre, chiarita da uno degli autori della ricerca, Stefano Di Girolamo, responsabile dell’unità di Otorinolaringoiatria del Policlinico Tor Vergata. Il 28 luglio 2020, Di Girolamo spiegava in un’intervista al Messaggero che:

al punto di vista clinico, i risultati fin’ora sono molto incoraggianti ma abbiamo bisogno di continuare per avere dei dati statistici ed evidenze ulteriori […] E’ una sostanza che facilita l’azione immunologica, da sola non può sconfiggere il virus, ma è capace di rendergli l’ambiente meno ospitale

Conclusioni

La lattoferrina, quindi, tra dubbi e perplessità, è diventata l’oggetto del desiderio di milioni di Italiani in cerca di rassicurazione, tra articoli pseudoscientifici in Rete, passa parola, medici di famiglia poco scrupolosi e virologi solo su carta. E così, una proteina solitamente usata in maniera generica per combattere le infezioni, e che in quanto tale non può che far bene, è finita con l’essere scambiata per un rimedio risolutivo al virus.

Ad oggi, l’opinione è divisa su tutti i fronti, non vi è una linea comune né sulle terapie risolutive, né sul decorso della patologia. Ognuno diventa medico di sè stesso, la fiducia è zero nei confronti di Istituzioni e Sanità.

Questo articolo ha il solo scopo di informare, non vuole essere un vademecum di sapere, né un postulato. E’ un informazione fine a sé stessa, con tutto ciò che dovrebbe essere messo nero su bianco, in questo mondo pieno di colori dove tutti dicono tutto e niente.

In un’epoca dove tutti dovremmo essere uniti ci ritroviamo ad essere distanti e disorientati poiché ci beviamo tutto senza informarci. L’uomo è dotato di pensiero critico, cosa che in questo periodo a molti manca. Vi invito a riflettere, su ogni parola, su ogni informazione e ad avere una vostra opinione pulita e serena.

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Laureata in Farmacia e farmacia industriale presso l'Università degli Studi "Aldo Moro" di Bari. Iscritta al Master “Alimentazione e Nutraceutici” presso l'Università degli Studi "Aldo Moro" di Bari. Attualmente Farmacista territoriale presso Farmacia “Greco G.” di Castrignano De’Greci. Dinamica, intraprendente, determinata e curiosa. Appassionata di scrittura, astronomia e genetica. Organizzatrice di corsi di formazione, convegni, eventi scientifici e congressi. “La divulgazione per me è un dovere. Tutto ciò che è disinformazione appanna gli occhi all'intelligenza”.