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Papillomavirus e strategie per evitarlo: vaccinarSI

La vaccinazione è da sempre lo strumento di protezione globale più efficace per le malattie altamente infettive. I vaccini anti-cancro riducono il rischio di contrarre infezioni favorite dall’attacco di virus oncogeni

Contenuti

Cos'è un virus? Come agisce a livello molecolare?

Il processo di replicazione virale: le fasi

Il Papillomavirus (HPV – Human PapillomaVirus)

Le strategie d'intervento: l'immunoterapia

I vaccini preventivi ed i vaccini terapeutici

Il vaccino anti-papillomavirus umano

La prevenzione secondaria (screening): il Pap-test

La parola che, purtroppo, ci tormenta ormai da mesi è VIRUS. Vogliamo difenderci, vogliamo sconfiggerlo, ma sappiamo di cosa si tratta e come agisce a livello molecolare per invadere il nostro organismo? Parliamo dei più piccoli agenti infettivi esistenti che dipendono dalle nostre cellule per riprodursi. Il loro involucro (capside) a base di proteine o lipidi racchiude un genoma (a RNA o DNA) ed enzimi che permettono l’avvio del processo di replicazione virale. In alcuni virus è presente una struttura esterna (envelope) che contiene il guscio proteico. Il processo di replicazione virale e, dunque, l’infezione, inizia quando il virus aderisce alla cellula ospite tramite il legame con recettori molecolari posti sulla superficie della cellula e si insinua all’interno della membrana. Il materiale genetico virale, una volta penetrato nella cellula, viene separato dall’involucro esterno e innesca una sorta di operazione di dirottamento, modificando il normale processo di replicazione cellulare e costringendo il sistema di comando della cellula presa in ostaggio a replicare il genoma virale, producendo così proteine che formeranno nuovi capsidi. I componenti virali sintetizzati verranno, poi, assemblati in una nuova particella virale completa. La cellula ospite in genere muore, rilasciando nuovi virioni che infettano altre cellule. Ognuna di queste fasi della replicazione virale coinvolge diversi enzimi e substrati e tali fasi possono diventare i bersagli su cui interferire con il processo di infezione. Dopo l’infezione virale possono verificarsi conseguenze estremamente variabili: malattia acuta; condizione asintomatica; condizione con sintomi più lievi riconosciuti solo a posteriori. Molte infezioni vengono controllate dal sistema immunitario, alcune permangono in uno stato di latenza e altre causano malattie croniche. Diverse centinaia di virus possono infettare l’uomo e si diffondono principalmente attraverso le secrezioni respiratorie e intestinali. Alcuni virus sono trasmessi sessualmente, altri attraverso il sangue o attraverso il trapianto d’organo, molti attraverso vettori (roditori, artropodi e pipistrelli) che sono stati recentemente identificati come ospiti per quasi tutti i virus che infettano i mammiferi, compresi quelli responsabili di alcune gravi infezioni umane (la sindrome respiratoria acuta grave – SARS). Alcuni virus sono oncogeni e predispongono a certi tipi di cancro.

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Il Papillomavirus (HPV – Human PapillomaVirus) è un virus a DNA che infetta le cellule epiteliali squamose, cioè quelle piatte che ricoprono la superficie della pelle e delle mucose, ma anche le cellule epiteliali che costituiscono le ghiandole. Sono coinvolti, quindi, nella genesi di tumori squamosi e di adenocarcinomi, attaccando la cute e i rivestimenti di alcune cavità corporee. Si conoscono più di 120 tipi diversi di HPV, ognuno contraddistinto da un numero, ma solo alcuni di essi, che colpiscono le zone genitali, sono responsabili del tumore della cervice uterina e vengono chiamati ceppi ad alto rischio. A livello cutaneo è possibile l’infezione di alcuni tipi di HPV detti a basso rischio che, in genere, causano lesioni benigne a bassa probabilità di trasformazione maligna in uomini e donne.  Ai sierotipi ad alto rischio, oncogeni, (ceppi HPV 16 e 18) sono dovuti circa il 70% dei tumori del collo dell’utero. L’HPV provoca anche altri tipi di cancro e nel mondo è responsabile del 5% di tutti i tumori.

Nella maggior parte dei casi l’infezione causata da un virus HPV Human PapillomaVirus passa inosservata: non provoca effetti di rilievo e, così com’è arrivata, spesso se ne va. Quando, però, l’infezione da parte di un ceppo ad alto rischio persiste e non viene trattata, soprattutto in concomitanza di contemporanei fenomeni di immunodepressione che impediscono l’eliminazione spontanea del virus, può dare origine, nel giro anche di cinque anni, a lesioni cellulari precancerose che possono guarire spontaneamente o evolvere in un vero e proprio tumore, anche a distanza di vent’anni. Dal momento che questo processo richiede tempi lunghi, una campagna di screening può fare molto per prevenire la degenerazione di lesioni benigne.

Ogni giorno il sistema immunitario elimina cellule con mutazioni potenzialmente cancerogene, bloccando sul nascere la formazione di nuovi tumori. Quando la capacità di riconoscere le cellule tumorali è perduta, il cancro può avanzare e manifestarsi clinicamente. I ricercatori hanno messo in campo diverse strategie, appartenenti alla categoria di immunoterapie, che mirano a risvegliare la capacità dell’organismo di difendersi dal tumore, rieducando il sistema immunitario a tenere sotto controllo ed eliminare efficacemente le cellule trasformate.

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Ridurre la circolazione del virus HPV Human Papilloma Virus è un elemento altrettanto importante nel processo di prevenzione e oltre ai regolari controlli ginecologici le donne hanno uno strumento in più per difendersi: il vaccino. Nonostante siano prodotti in modi diversi, le composizioni vaccinali sono accumunate dalla presenza dei componenti (antigeni) di virus e batteri: proprio queste sostanze fanno sì che i vaccini funzionino, scatenando la risposta immunologica dell’organismo (componenti attenuate, o inattivate, o proteine dei microrganismi ottenute sinteticamente, o ancora antigeni polisaccaridici coniugati con proteine di supporto). Gli antigeni presenti nei vaccini infatti non sono sufficienti a causare la malattia di cui sono responsabili ma solo a suscitare la risposta del sistema immunitario. Mediante la somministrazione del vaccino viene introdotta nel corpo umano una sostanza che stimola la risposta difensiva del nostro sistema immunitario. Il principio su cui si basa la vaccinazione è quello della memoria immunologica: il sistema immunitario, una volta entrato in contatto con una sostanza estranea, ne fa memoria e la ricorda in futuro. La vaccinazione favorisce, così, il primo incontro con virus o batteri e induce il sistema immunitario a rispondere producendo cellule e anticorpi specifici in grado di difendere l’organismo in futuro, qualora entrasse nuovamente a contatto con quell’agente infettivo.

Quando si parla di vaccini contro il cancro occorre distinguere tre due diversi di prodotti: vaccini nel senso tradizionale del termine (quindi preventivi) e vaccini terapeutici contro il cancro. I primi sono al centro del nostro discorso e sono prodotti capaci di prevenire una malattia infettiva stimolando una risposta immunitaria e li chiameremo anche vaccini anti-tumorali, perché proteggono da infezioni potenzialmente cancerogene. Non agiscono direttamente sulla comparsa o lo sviluppo del cancro, ma prevengono le infezioni che lo favoriscono.

Ad oggi, oltre quello provocato dall’HPV Human PapillomaVirus, nessun altro tumore consente una strategia preventiva che costituita da tre tipi di vaccini disponibili, denominati in base al numero di ceppi virali contro cui agiscono (bivalente, quadrivalente, nonavalente). Il vaccino anti-papillomavirus umano consente di scongiurare il rischio di infezione, ma, per essere efficace deve però essere somministrato prima che l’organismo sia entrato in contatto con il virus. I vaccini anti-tumorali mirano a prevenire lo sviluppo dei tumori mediante la stimolazione delle difese immunitarie contro le cellule tumorali. In particolare, stimolano la risposta antitumorale da parte di alcune cellule del sangue chiamate globuli bianchi (leucociti). Questi vaccini sono completamente sintetici, non contengono il materiale genetico (DNA) del virus, ma frazioni proteiche di parete virale, che unite a molecole immunogeniche (che stimolano il sistema immunitario), provocano la risposta anticorpale senza una reale infezione.

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Vaccinarsi contro gli HPV, anche se in precedenza si è venuti a contatto con il virus, è utile perché l’infezione non lascia un’immunità duratura. Il papillomavirus può ripresentarsi sia per un nuovo contatto sia per una riattivazione delle copie virali rimaste inattive a livello locale. La vaccinazione procurerà un’immunità specifica: in caso di un successivo contatto con gli HPV contro i quali il vaccino è protettivo, l’organismo sarà in grado, di eliminare il virus e le complicanze della sua persistenza.

La prevenzione secondaria (screening) è rappresentata dal Pap-test, cioè l’esame che individua le lesioni precancerose che possono trasformarsi nel tempo in tumore e dal test per l’HPV, che individua le donne che sono a rischio di sviluppare queste precancerosi e quindi indica chi deve fare il Pap-test.

Le donne contemporaneamente “negative” al test HPV Human PapillomaVirus e al Pap-test mostrano un rischio bassissimo o nullo di sviluppare il tumore al collo dell’utero (legato solo alla possibilità di una nuova infezione) e possono, dunque, allungare gli intervalli tra uno screening e l’altro, con una sicurezza maggiore di quella fornita dal solo Pap-test. Le donne “positive” al test per l’HPV debbono ravvicinare gli appuntamenti tanto per questo esame quanto per il Pap-test. Essere positivi all’infezione da HPV non vuol dire essere affetti da patologia ma è un’indicazione per sottoporsi ai controlli e ridurre le possibilità di contrarla in futuro. Il tumore del collo dell’utero non è la sola neoplasia di cui alcuni ceppi di papillomavirus sono responsabili, anche se è certamente la più diffusa.

Le vaccinazioni sono un importante ed efficace strumento di prevenzione della sanità pubblica. Consentono di evitare la diffusione di malattie che possono causare complicanze gravi. I vaccini hanno un ruolo fondamentale nella storia della medicina e hanno contribuito fortemente a ridurre la mortalità. La loro diffusione offre anche il vantaggio di ridurre la necessità di interventi per rimuovere le lesioni precancerose del collo dell’utero diagnosticate oggi grazie allo screening in Italia.

Ho conseguito la laurea magistrale in Medical Biotechnology and Molecular Medicine, presso l’Università degli Studi di Milano, corso di laurea svolto interamente in lingua inglese. Da sempre appassionata alla medicina e alla disciplina biomedica, ho frequentato per un anno un laboratorio di ricerca presso l’Istituto Nazionale dei Tumori di Milano, portando avanti il progetto di tesi relativo al tumore al seno HER2+. Attualmente lavoro come borsista di ricerca presso il Centro Cardiologico Monzino. Per me è importante leggere ed approfondire argomenti scientifici e trovo che la divulgazione scientifica debba essere svolta seriamente, evitando di fare arrivare messaggi sbagliati su temi così delicati.