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Poliomielite: storia di un successo sanitario mondiale

Nel 1988 l’organizzazione mondiale della sanità registrava 350 mila casi di poliomielite nel mondo, malattia per cui è importantissima la prevenzione. È il 2020 e finalmente anche l’Africa è stata dichiarata libera dalla polio

Contenuti

Cause, trasmissione, fisiopatologia e clinica

Qual è stato il ruolo del vaccino nell'eradicazione della poliomielite?

Assemblea mondiale della sanità e Global Polio Eradication Initiative

Alla fine degli anni ‘50 il primo vaccino antipolio

La poliomielite è una patologia virale estremamente contagiosa che colpisce il sistema nervoso centrale, interessando principalmente i motoneuroni delle corna anteriori del midollo spinale. L’agente eziologico della poliomielite è il poliovirus appartenente alla famiglia Pycornaviridae e al genere degli Enterovirus. Vengono identificati 3 sierotipi del virus: il Poliovirus tipo 1 (Brunhilde), il Poliovirus tipo 2 (Lansing) e il Poliovirus tipo 3 (Leon). La via di trasmissione virale è quella oro-fecale: il virus penetra nell’organismo attraverso la bocca (tramite ingestione di acqua o cibi contaminati o tramite contatto con goccioline di saliva di soggetti portatori), si lega al recettore CD155 presente sulla membrana plasmatica delle cellule della faringe e della mucosa intestinale e inizia il proprio ciclo replicativo. Dopo la moltiplicazione a livello della mucosa oro-faringea, intestinale e nel tessuto ematico e linfatico può essere escreto tramite le feci. Il 90% delle persone che viene a contatto con il virus sperimenta una forma simil-influenzale, circa il 5-10% sviluppa una meningite asettica e l’1% sviluppa la forma più grave paralizzante. Le ultime due si manifestano a causa dell’infezione nel sistema nervoso centrale attraverso due vie. La meningite asettica (o poliomielite non paralitica) vede il passaggio del virus attraverso la barriera ematoencefalica provocando una risposta infiammatoria locale; la poliomielite paralitica vede il virus diffondersi attraverso i nervi craniali e periferici, replicarsi e distruggere i neuroni motori del midollo spinale, della corteccia motoria e del tronco encefalico. L’invasione del virus all’interno del sistema nervoso centrale, in questo caso, precede di uno o più giorni l’esordio della paralisi.

La poliomielite colpisce prevalentemente i bambini di età inferiore ai cinque anni. I sintomi più comuni riguardano febbre, stanchezza, cefalea, emesi, rigidità del collo e dolore agli arti. Una infezione su duecento conduce a una paralisi irreversibile e, di queste, il 5-10% porta alla morte che si verifica in molti casi in seguito alla paralisi dei muscoli respiratori.

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Ben prima della scoperta del vaccino l’unico modo per evitare il decesso era la vita all’interno del cosiddetto polmone d’acciaio. Solamente i malati meno gravi, e in questo senso più fortunati, potevano utilizzare il macchinario solo di notte.

Il virus viene trasmesso da persone infette (generalmente i bambini) e attraverso le feci può diffondersi molto rapidamente, specialmente in aree caratterizzate da condizioni igienico-sanitarie carenti.

Qual è stato il ruolo del vaccino nell’eradicazione della poliomielite?

Non esiste, ad oggi, una cura per la polio. I trattamenti in uso sono volti a limitare ed alleviare i sintomi. La fisioterapia e una terapia col calore possono essere utili per stimolare i muscoli, mentre i farmaci antispastici sono utilizzati per indurne un rilassamento. Si tratta, tuttavia, di soluzioni che possono implementare la motilità ma non revertono in alcun modo condizioni di paralisi permanente.

La battaglia contro la polio è stata messa in atto, perciò, tramite un’ingente campagna di prevenzione tramite immunizzazione, condotta dall’OMS. Gli individui immunizzati con vaccino antipolio sono in grado, infatti, di sviluppare l’immunità; perché essa si sviluppi nei confronti di tutti e tre i sierotipi del virus è necessaria, però, l’esposizione a ciascuno di essi. Nel 1988 l’Assemblea mondiale della sanità (organo legislativo dell’OMS) ha lanciato la Global Polio Eradication Initiative, sostenuta dall’azione congiunta di governi nazionali, dell’OMS, del Rotary International, del centro americano per il controllo e la prevenzione delle malattie e dell’UNICEF.

poliomieliteL’iniziativa prevede:

  • Il rafforzamento dell’immunizzazione infantile attraverso vaccino orale;
  • La sorveglianza dei casi di paralisi flaccida acuta nei bambini al di sotto dei 15 anni;
  • La conduzione di campagne per debellare la malattia in aree dove vengono tutt’oggi registrati casi di polio.

L’OMS si era posta come obiettivo iniziale l’eradicazione della poliomielite entro il 2000, che in effetti non avvenne perché fino a quest’anno la polio risultava ancora endemica in Pakistan, Afghanistan e Nigeria (dove è difficile portare avanti le campagne di vaccinazione) ed è fluttuante in altri paesi interessati da guerre come ad esempio la Siria. Dal momento che è ancora in atto la circolazione del virus, in Italia, in Europa e in altri continenti si continua ad effettuare la vaccinazione.

Grazie al progetto di eradicazione intrapreso a livello globale, i casi di poliomielite si sono ridotti di oltre il 99%, passando dai 350.000 casi annuali registrati in più di 125 paesi endemici nel 1988 ai soli 175 casi registrati nel 2019. Dei tre sierotipi il poliovirus selvaggio di tipo 2 è stato il primo ad essere considerato globalmente eradicato nel 1999, il tipo 3 ha visto l’ultimo caso registrarsi in Nigeria nel 2012. Di conseguenza, i suddetti sierotipi sono stati dichiarati mondialmente eradicati. Ad oggi il solo sierotipo circolante risulta essere il tipo 1.

Sin dagli anni ’40 e ’50 la ricerca di un vaccino per la polio è sempre stata una priorità, trattandosi di una malattia dal forte impatto sulla salute. Alla fine degli anni ‘50 si riuscì a mettere a punto e introdurre il primo vaccino antipolio, il vaccino di Salk, che portò ad un drastico calo delle infezioni e delle forme paralitiche. Tale vaccino, noto anche come polio inattivato (IPV), è basato su tre ceppi selvaggi coltivati in coltura tissutale derivante da rene di scimmia che vengono poi inattivati con formaldeide. Il vaccino viene quindi somministrato tramite iniezione.

Il vero successo, che ha poi portato alla quasi totale eradicazione della malattia (verificatasi in Italia nel 2002, anno in cui è stata dichiarata polio-free) lo si è ottenuto con l’introduzione del secondo vaccino che è molto più efficace. Trattasi in questo caso di un vaccino vivo attenuato, somministrato per os (OPV) e ottenuto tramite passaggio del virus in colture di cellule non umane a temperature sub-fisiologiche; vengono così indotte mutazioni spontanee nel genoma virale. L’OPV induce un’ottima immunità a livello intestinale.

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Trattandosi di un vaccino attenuato ma vivo, però, sono stati anche riscontrati casi, seppur rarissimi, di poliomielite paralitica indotta da una reversione del virus presente nel vaccino alla forma attiva. Per tale motivo i paesi in cui il virus selvaggio non circola più hanno deciso di tornare alla somministrazione dell’IPV. L’OPV continua ad essere il vaccino d’elezione per i paesi a maggior rischio contagio: essendo vivo ed introdotto per via orale viene più facilmente eliminato attraverso le feci e può così essere trasmesso all’interno di una comunità, garantendo una protezione anche ad individui che non sono stati direttamente sottoposti a vaccinazione.

In conclusione, la storia della poliomielite ci insegna e ci ricorda come sia fondamentale il ruolo della vaccinazione nell’eradicazione di una malattia infettiva e con essa l’importanza di quella che viene definita “immunità di gregge”: affinché un’epidemia si arresti e si arresti la catena del contagio, occorre che vi sia una certa percentuale di popolazione immune perché il microrganismo non venga trasmesso da un soggetto ad un altro suscettibile.

Grazie agli sforzi e all’impegno congiunto dell’OMS, di numerose associazioni e dei governi si è riusciti a eradicare una malattia difficile come la poliomielite anche nei paesi più poveri e meno sviluppati del globo. È di questi giorni la notizia dell’importantissimo traguardo raggiunto dalla Nigeria, il che ha finalmente significato anche per l’Africa la certificazione di continente polio-free. Nonostante ciò, l’OMS sottolinea come sia di fondamentale importanza che tutti i continenti continuino a restare vigili e non abbassino la guardia fino al raggiungimento di un’eradicazione globale della malattia. Gli sforzi in questo senso sono da concentrare soprattutto su attività di sorveglianza per scongiurare l’evenienza che altri bambini possano restare paralizzati in futuro.

Mi chiamo Teresa Urbano, ho 24 anni. L’8 aprile 2020 ho conseguito il titolo di dottore magistrale in Biotecnologie Mediche presso l’università degli studi di Modena e Reggio Emilia. Grazie alla mia formazione ho sviluppato un forte interesse ed una forte passione per svariati ambiti della biologia e medicina (tra cui l’immunologia, l’oncologia, la medicina rigenerativa). Ritengo che, in un’epoca in cui internet è costantemente alla portata di tutti, sia di fondamentale importanza riuscire a fare corretta informazione riguardo a tematiche che, a volte purtroppo, risultano di grande interesse sociale. È indubbiamente necessario che gli stessi attori protagonisti della scienza ricoprano un ruolo attivo nel combattere un virus che spesso può fare molto danno: quello della disinformazione.