liquirizia

La radice più dolce del mondo? La Liquirizia!

La pianta officinale dalle proprietà benefiche e terapeutiche, ma attenzione alle controindicazioni! Una radice dolce dal doppio volto: usi ed utilità VS effetti collaterali e interazioni con farmaci e alimenti.

Contenuti

Quale è la sua storia?

Come si produce la liquirizia?

Controindicazioni

Come si comporta nel nostro organismo?

Quali sono le proprietà terapeutiche?

La Liquirizia migliore? In Calabria!

Le interazioni farmacologiche

Liquirizia è il nome comune della pianta erbacea perenne “Glycyrrhiza glabra”, dove “rhiza” significa radice e “glycos” significa dolce, in sostanza “radice dolce”. La pianta appartiene alla famiglia delle Fabacee, ha fusti alti circa un metro e foglie imparipennate, ovvero con un asse principale che porta sui due lati varie foglioline disposte regolarmente. I fiori sono piccoli, tra il bluastro e il violaceo e sono riuniti in grappoli.    La pianta viene coltivata per le sostanze contenute nelle radici e la raccolta comincia al quarto anno dall’inizio della coltivazione. Dalle radici si produce una droga polverizzata che contiene acido glicirrizico, zuccheri, sostanze coloranti, resine e viene utilizzata nella tecnica farmaceutica come eccipiente per pillole.

Come si produce la liquirizia?

Le radici della pianta vengono lavate e fatte essiccare e, una volta rimosse le fibre, vengono macinate, pressate e messe a contatto con acqua bollente per estrarne il succo. Quest’ultimo viene chiarificato e concentrato tramite bollitura fino ad ottenere una pasta nera, densa e profumata. Nel campo dei dolciumi possono essere aggiunti aromi e altri additivi.

liquirizia

La Liquirizia migliore? In Calabria!

La liquirizia è originaria del Mediterraneo, abbondante in alcune parti dell’Italia meridionale e centrale, ma la migliore al mondo si trova in Calabria, lungo la costa ionica. Qui infatti il clima esalta il contenuto della glicirrizina che è la sostanza fondamentale che ne dà il vero sapore.

Quale è la sua storia?

La Glycyrrhiza veniva utilizzata già dalla civiltà egiziana e a seguire, dalla civiltà greca e romana. Esse erano a conoscenza delle sue proprietà benefiche, infatti nel corredo funebre di Tutankamon furono ritrovati bastoncini di liquirizia. Inoltre era tenuta in somma considerazione dai medici: Ippocrate, Galeno e Plinio che la giudicavano insostituibile per combattere la gastrite, le coliche renali e lavorata in pomata veniva utilizzata come ottimo cicatrizzante per ferite. Una delle virtù più utilizzate però era quella dissetante, infatti gli Sciti, mangiando esclusivamente formaggi di capra e liquirizia, riuscivano a camminare per più di 10 ore nel deserto, sotto il sole cocente senza patire la sete. Per tali virtù, per secoli, la liquirizia fu esclusiva competenza della farmacopea, si comprava solo in farmacia, tagliata in pezzetti legnosi ed era carissima. Negli anni 50 venne scoperta la sua proprietà calmante e antinfiammatoria e venne pubblicizzata come “antidoto antifumo”, capace di mitigare i danni di fumo e sigarette e da allora in tutto il mondo fu venduta anche nelle tabaccherie.

Come si comporta nel nostro organismo?

Grazie alla flora batterica intestinale vi è una completa biotrasformazione della glicirrizina ad acido glicirretico il quale presenta un ottimo assorbimento nella mucosa dell’intestino. Dopo somministrazione per via orale, il picco ematico si raggiunge dopo 6 ore con scomparsa pressoché totale dopo 24 ore. L’acido glicirrizico, una volta giunto nel torrente ematico, si lega all’albumina. La maggior parte dell’acido glicirretico viene eliminata con la bile in forma glucuronata o solfata, mentre la glicirrizina non è metabolizzata ed è soggetta al circolo enteroepatico.

Quali sono le proprietà terapeutiche?

Il principio attivo della liquirizia è la glicirrizina che ha una grande azione antinfiammatoria e antivirale. La liquirizia, inoltre, rappresenta una discreta fonte di vitamina B1, B2, B3, B5 e vitamina E e offre una vasta gamma di nutrienti benefici e flavonoidi. È un concentrato di fitonutrienti essenziali ed è in grado di apportare una serie di minerali importanti: calcio, colina, ferro, fosforo, magnesio, potassio, silicio, selenio e zinco.

liquirizia

Mangiare liquirizia può garantire: un’adeguata protezione al fegato, la glicirrizina è efficace nel trattamento di disordini epatici e i flavonoidi, potenti antiossidanti, proteggono le cellule del fegato dall’alto contenuto dei grassi e dai danni provocati dallo stress ossidativo. Un’altra importante proprietà è quella di diminuire i disturbi dell’apparato gastrointestinale, inclusi aerofagia, digestione lenta, gastriti e ulcere gastro-duodenali, grazie all’attività antispastica sulla muscolatura dello stomaco e grazie all’attività mucoprotettiva della gilicirrizzina.  Inoltre, esplica un’azione lassativa grazie alla presenza di mannite, uno zucchero in grado di contrastare la stipsi attirando acqua nell’intestino e facilitando lo svuotamento del colon. È stato visto che la Liquirizia data assieme all’aspirina dimezza l’incidenza dell’ulcera gastrica indotta da questo farmaco nel ratto, e inoltre tende a ridurre la produzione di gastrina e quindi di acido cloridrico da parte della mucosa dello stomaco. La liquirizia può essere utile in caso di tosse, sia secca sia grassa, visto che è in grado anche di fluidificare le secrezioni bronchiali, aiutando ad espellere catarro. E ancora, gli estratti di liquirizia si rivelano efficaci nell’ambito della prevenzione e del trattamento della carie dentale e della gengivite. Per merito degli effetti protettivi antibatterici, gli estratti di radice di liquirizia sono molto utilizzati nella produzione di prodotti per la cura dell’igiene orale, collutori e dentifrici soprattutto. Infine la Liquirizia è utile anche contro lo stress. Tale aspetto merita una spiegazione a parte: concedersi una pausa rilassante, sorseggiando un tè alla liquirizia, permette di contrastare l’insonnia. Ciò avviene soprattutto grazie alla regolazione degli zuccheri che sono presenti nel sangue. Ed infine, una delle azioni più note di questa radice, che spesso viene consigliata a chi ha la pressione bassa: la glicirrizina agisce sui livelli di aldosterone incrementando la ritenzione di sodio e acqua e l’eliminazione del potassio.

Controindicazioni

In realtà, l’aumento della pressione arteriosa e la deplezione di potassio sono anche i principali effetti indesiderati della liquirizia! Infatti per utilizzarla a scopo salutistico è bene conoscerne anche il lato “oscuro” e tutto ciò che ne consegue. Assumerne più di 20 grammi al giorno in modo continuativo può dare seri problemi, per esempio, proprio a chi soffre di ipertensione.

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Quindi consigliamo di prestare molta attenzione alle dosi e all’uso prolungato! Meglio non superare i 500 mg al giorno di glicirrizina e, soprattutto, meglio evitare l’assunzione per lunghi periodi (oltre le 4/6 settimane) per non incorrere in effetti quali proprio l’aumento della pressione arteriosa, ritenzione idrica, edema al viso e alle caviglie, astenia, sofferenza muscolare e cefalea. Bisogna considerare che il rapporto di liquirizia-glicirrizina è di 10:1; ciò significa che 10 grammi di radici di liquirizia corrispondono a circa 1 grammo di glicirrizina, quindi la dose indicata è 2-5 grammi di radice polverizzata al giorno. Oltre ai soggetti ipertesi, è sconsigliato il consumo anche a chi soffre di insufficienza renale, cirrosi epatica e ai diabetici. Le stesse precauzioni devono essere prese dalle persone che utilizzano la pillola anticoncezionale poiché ipopotassiemia e ipertensione sembrano essere potenziate dall’associazione di contraccettivi ormonali e liquirizia. Inoltre, studi recenti ci avvertono che va posta cautela anche nelle donne in gravidanza: la liquirizia assunta in dosi elevate può indurre danni al feto che potrebbe presentare deficit cognitivi e comportamentali. Proprio in conseguenza dei possibili effetti negativi, l’Unione Europea ha da tempo stabilito che nelle etichette di bevande e alimenti che contengono glicirrizina ne deve essere indicata chiaramente la presenza.

Le interazioni farmacologiche

La liquirizia può interagire con il warfarin e diminuirne l’efficacia, aumentando il rischio di coagulazione del sangue. L’aumento della secrezione di potassio può inoltre rappresentare un problema particolare per coloro che assumono digossina o diuretici che aumentano l’escrezione urinaria di potassio. Questi soggetti devono evitare di assumere liquirizia. Essa ostacola anche l’azione farmacologica dello spironolattone. Può aumentare la ritenzione di sodio e l’escrezione di potassio indotta dal succo di pompelmo. L’acido glicirretinico sembra capace di aumentare la richiesta corporea di ormoni tiroidei, il che potrebbe ridurre l’efficacia degli ormoni tiroidei somministrati in pazienti con ipotiroidismo. Non va mai associata a trattamenti con steroidi, salvo ridurre consistentemente il dosaggio di questi ultimi, poiché ne potenzia l’azione farmacologica.

Ricordiamo quindi, che sebbene i principi attivi alla base dei fitoterapici siano sostanze vegetali, il loro effetto farmacologico è dimostrato e confermato, e quindi nella loro assunzione è bene prestare la medesima attenzione che si dedica all’assunzione di tutti gli altri medicinali. È di fondamentale importanza che la quantità di prodotto assunto sia differente secondo le caratteristiche della persona (peso, età, condizioni di salute, ecc.) proprio come accade con i medicinali tradizionali. Possiamo concludere affermando che la liquirizia è si, un eccellente fitoterapico dai 1000 usi e benefici, ma solo se apportato alla giusta dose, modalità e tempo di somministrazione.

Laureata in Farmacia e farmacia industriale presso l’Università Gabriele D’Annunzio di Chieti-Pescara. Attualmente Farmacista territoriale presso Farmacia “Cantafora” a Crotone. “Ritengo che la divulgazione scientifica sia uno dei rami principali della comunicazione. Il nostro ruolo, in qualità di professionisti, è quello di trovare una forma di dialogo accessibile e di facile comprensione che racchiuda una fascia di pubblico relativamente ampia, in modo tale da poter accendere in tutti una piccola miccia di curiosità.”