cirrosi epatica

Cirrosi epatica: una malattia estremamente diffusa

Secondo dati dell’OMS la prevalenza globale della cirrosi epatica si aggira tra il 4,5% e il 9,5% nella popolazione generale. In Italia, si riscontrano dai 30 ai 60 nuovi casi di cirrosi epatica ogni 100 mila abitanti

Contenuti

Quali sono le cause della cirrosi epatica?

Come si manifesta?

Quali sono i trattamenti in uso?

La cirrosi epatica è una malattia del fegato caratterizzata da stati infiammatori cronici che ne determinano alterazioni nelle funzioni e nella normale organizzazione lobulare. La condizione cirrotica può essere innescata da molteplici motivi: infezioni virali, tossine, condizioni ereditarie o processi autoimmuni.

Il fegato, com’è noto, è un organo straordinario in grado di svolgere centinaia di funzioni vitali, fondamentali per il sostentamento dell’intero organismo: esso produce e secerne la bile, interviene nel metabolismo di carboidrati, proteine e lipidi, produce i fattori della coagulazione, demolisce l’emoglobina, elimina le sostanze tossiche come l’alcool e interviene nel metabolismo dei farmaci. Già gli antichi Greci erano a conoscenza delle incredibili capacità rigenerative di quest’organo: nel mito di Prometeo, punito da Zeus per aver donato il fuoco agli uomini, il fegato veniva divorato ogni notte da un’aquila ma si riparava puntualmente il mattino seguente.

A seguito di un danno, in condizioni normali, il fegato è in grado di rigenerarsi e ripararsi, mantenendo intatte le sue funzioni. Alla base del processo di rigenerazione vi sono le cellule staminali quiescenti, cellule non ancora differenziate che hanno elevate capacità di rigenerazione e riparazione. Se il danno all’organo persiste possono formarsi delle cicatrici (o fibrosi) che, ancora una volta, non causano la perdita di funzionalità del fegato. È solamente dopo un danno persistente che il tessuto epatico viene sostituito da tessuto fibrotico o cicatriziale e ciò conduce poi alla progressiva perdita di funzione e alla cirrosi. I segni caratteristici della fibrosi e della cirrosi sono la sintesi inordinata e la deposizione di fibrille formanti collagene nella matrice extracellulare del fegato che causano la formazione di noduli. Nel processo patologico svolgono un ruolo fondamentale le cellule stellate che, attraverso la secrezione di potenti fattori fibrogenici, innescano gli epatociti, i fibrociti portali e i fibroblasti derivati dal midollo osseo a sintetizzare e depositare moltissime proteine del tessuto connettivo (in particolare collagene) tra gli epatociti e lo spazio del Disse.

cirrosi epatica

Quali sono le cause della cirrosi epatica?

Tra i fattori scatenanti la malattia si riscontrano: le infezioni da epatite C, epatite B ed epatite D; l’abuso cronico di alcol; la steato-epatite non alcolica (NASH), forma severa della malattia da fegato grasso non alcolica (NAFLD). Anche malattie ereditarie quali l’emocromatosi, la malattia di Wilson, le malattie da accumulo di glicogeno, la fibrosi cistica possono essere alla base dell’insorgenza della cirrosi. Secondo un report del 2017 stilato dall’organizzazione mondiale della sanità (OMS) nel Nord Europa la maggioranza dei casi di cirrosi è imputabile all’abuso di alcool, mentre in Italia le cause più comuni restano le epatiti virali. È da sottolineare che, in questo senso, molti sono i passi in avanti compiuti per limitare le infezioni da epatite C, molti dei quali riguardano la sensibilizzazione della società sui comportamenti da tenere per limitare le infezioni (ne è esempio la raccomandazione di utilizzare aghi e siringhe monouso). Grazie a ciò la frequenza di casi di cirrosi epatica associati a infezioni virali si è ridotta notevolmente negli ultimi 20 anni.

Per ciò che concerne la mortalità a livello globale, la cirrosi è causa di più di 1 milione e 320 mila morti l’anno, di cui circa 440 mila donne e 883 mila uomini. Tale incremento è sostanzialmente importante se si comparano i dati con quelli del 1990, quando i morti erano meno di 890 mila. La mortalità per cirrosi è imputabile a cause diverse: il 31.5 % è associato a infezione da epatite B, il 25.5 % a infezione da epatite C, il 27.3 % all’abuso di alcol, il 7.7 % alla NASH e il restante 8 % ad altre cause. Queste percentuali variano a seconda dei continenti e paesi presi in esame; infatti, la mortalità per cirrosi dovuta all’abuso di alcol raggiunge il 47.9 % tra i paesi dell’Europa occidentale, mentre nell’Africa occidentale sub-sahariana il 50.4 % delle morti sono imputabili a infezioni da epatite B.

cirrosi epatica

Come si manifesta?

Nei primi stadi della malattia generalmente non insorgono sintomi. Con l’avanzare del danno al tessuto epatico possono manifestarsi:

  • Astenia e debolezza;
  • Inappetenza;
  • Confusione mentale;
  • Perdita di peso e di massa muscolare;
  • Macchie di colore rossastro sui palmi;
  • Angiomi stellati sulla cute (in particolare dalla vita in su).

La progressione della malattia può essere causa di diverse complicazioni, quali:

  • Ittero, ossia colorazione giallastra della cute e delle sclere;
  • Ematemesi;
  • Prurito;
  • Urine scure;
  • Edema e asciti;
  • Splenomegalia;
  • Emorragia gastrointestinale;
  • Encefalopatia epatica.
Quali sono i trattamenti in uso?

Ad oggi non esistono cure per la cirrosi epatica. I trattamenti in uso sono volti a controllare i sintomi, evitare l’insorgenza di complicazioni gravi e rallentare la progressione del danno tissutale. Le terapie variano, quindi, a seconda del fattore scatenante il danno. Nel caso della cirrosi causata da epatite C, B o D vengono usati farmaci antivirali; in caso di cirrosi alcolica è indicato il divieto assoluto di assumere bevande alcoliche; nel caso di cirrosi causata da NAFLD sono opportune una dieta povera di grassi e l’adozione di uno stile di vita sano. Per il trattamento delle complicazioni vengono utilizzate, invece, terapie specifiche a seconda dei danni che si verificano o che potrebbero verificarsi. Nel caso di ipertensione portale e dei piccoli vasi vengono usati farmaci beta-bloccanti per ridurre il rischio di sanguinamento o di emorragia digestiva. Per il trattamento di edemi e asciti sono raccomandati diuretici e una dieta povera di sodio; in seguito all’insorgenza di infezioni sono fondamentali i trattamenti antibiotici. Nel caso in cui la cirrosi raggiunga uno stadio avanzato ed il fegato smetta di funzionare adeguatamente si rende necessario un trapianto di organo come unico trattamento possibile. Il trapianto di fegato prevede la sostituzione dell’organo in una persona malata con uno da donatore deceduto o con una donazione parziale da parte di donatore vivente.

cirrosi epatica

Essendo la cirrosi epatica una malattia per cui non esistono cure in grado di arrestarne il decorso, è estremamente importante la prevenzione. Le linee guida sanitarie mondiali raccomandano innanzitutto di limitare il consumo di alcool ad un massimo di 14 unità a settimana. Anche la prevenzione dalle epatiti è fondamentale e può essere messa in atto attraverso la vaccinazione per l’epatite B, mentre al momento non è disponibile alcun vaccino per l’epatite C. Dal momento che tra le cause della cirrosi viene annoverata la malattia da fegato grasso non alcolico, è molto importante anche condurre uno stile di vita sano, seguire una dieta bilanciata e svolgere regolarmente attività fisica. La prevenzione da complicazioni più gravi è da intendersi come elemento essenziale anche dopo che la cirrosi epatica è stata diagnosticata. I soggetti affetti, infatti, devono sottoporsi a screening periodici per identificare l’eventuale insorgenza di carcinoma epatocellulare o epatocarcinoma, tumore primario del fegato che si sviluppa ogni anno nel 3% dei soggetti cirrotici (tale percentuale aumenta nel caso di infezioni da epatite C). Tale screening prevede il dosaggio sistemico dell’alfa-fetoproteina e l’effettuazione di ecografia epatica ogni sei mesi.

L’importanza della cirrosi epatica è emersa anche recentemente, in seguito alla pandemia da Covid-19. È stato visto, infatti, che i pazienti affetti da cirrosi sono più suscettibili all’infezione da nuovo coronavirus e sono perciò da considerare come persone a rischio. Non solo: l’infezione in questi soggetti si manifesta con un decorso generalmente più severo ed è emerso dai dati che i soggetti affetti, aggravandosi, possano andare incontro più frequentemente a complicanze gravi ed al decesso. Questi dati avrebbero delle ripercussioni anche su un vaccino futuro, in quanto i malati epatici potrebbero essere convocati tra i primi per riceverlo non appena sarà disponibile.

Mi chiamo Teresa Urbano, ho 24 anni. L’8 aprile 2020 ho conseguito il titolo di dottore magistrale in Biotecnologie Mediche presso l’università degli studi di Modena e Reggio Emilia. Grazie alla mia formazione ho sviluppato un forte interesse ed una forte passione per svariati ambiti della biologia e medicina (tra cui l’immunologia, l’oncologia, la medicina rigenerativa). Ritengo che, in un’epoca in cui internet è costantemente alla portata di tutti, sia di fondamentale importanza riuscire a fare corretta informazione riguardo a tematiche che, a volte purtroppo, risultano di grande interesse sociale. È indubbiamente necessario che gli stessi attori protagonisti della scienza ricoprano un ruolo attivo nel combattere un virus che spesso può fare molto danno: quello della disinformazione.