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Farmaco-resistenza: la minaccia del terzo millennio

L’uso e l’abuso degli antimicrobici, la prevenzione e il ruolo del farmacista contro la farmaco-resistenza; il valore dell’antibiotico quale risorsa terapeutica fondamentale per tutelare la salute mondiale

Contenuti

Antibiotico, che cos’ è?

Come li possiamo classificare?

Ma come fanno i batteri a resistere?

Prevenire? Si può!

Cosa deve fare il farmacista?

Qual è la situazione in Italia?

Antibiotico, che cos’ è?

Il termine “antibiotico” deriva dal greco antico “anti” e “bios” letteralmente “contro la vita” e indica una struttura chimica complessa capace di impedire la crescita o la sopravvivenza di microrganismi o di altre cellule viventi. Gli agenti antimicrobici costituiscono uno degli esempi più significativi del progresso della medicina moderna, infatti molte patologie infettive una volta considerate incurabili e letali, ora con poche pillole sono sensibili al trattamento!

Come li possiamo classificare?

Esistono diversi sistemi di classificazione; la classificazione in famiglie, secondo lo spettro d’azione, secondo il tipo di azione e secondo il meccanismo d’azione.

Con la classificazione in famiglie vengono classificate le molecole che presentano caratteristiche simili (es. penicilline, cefalosporine, macrolidi etc.).

Con la classificazione secondo lo spettro d’azione invece si intende il ventaglio delle specie batteriche per le quali l’antibiotico mostra attività. Lo spettro d’azione sarà ampio se la molecola è attiva verso batteri Gram positivi e negativi; medio se la molecola è attiva ad esempio verso batteri Gram positivi e verso alcuni Gram negativi, o ristretto se la molecola è attiva solamente verso batteri Gram positivi o solo verso Gram negativi.

La classificazione secondo il tipo d’azione che può essere batteriostatica se l’antibiotico blocca la riproduzione dei batteri o battericida se l’antibiotico determina la morte dei batteri.

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Le classificazione in base al meccanismo d’azione divide gli antibiotici in:

  • Antibiotici che inibiscono la sintesi della parete cellulare;
  • Antibiotici che inibiscono la sintesi proteica;
  • Antibiotici che inibiscono il meccanismo di replicazione e di trascrizione degli acidi nucleici;
  • Antibiotici che alterano la membrana citoplasmatica batterica o micotica;
  • Antibiotici che agiscono come antimetaboliti.

Purtroppo, nonostante il progresso della scienza moderna, esiste un principale ostacolo al proseguimento del successo dei farmaci antimicrobici ed è lo sviluppo di microrganismi resistenti. Quest’ultimi hanno la capacità di adattarsi alla “pressione ambientale” attraverso una serie di meccanismi molto efficaci. La resistenza ad un antimicrobico può essere di origine naturale o acquisita, con variazione di informazioni genetiche.

Ma come fanno i batteri a resistere?

Le modalità con cui i batteri riescono a resistere sono:

  • Espellendo l’antibiotico,
  • Rendendo la propria membrana impermeabile all’antibiotico,
  • Modificando la struttura dell’antibiotico per renderlo inattivo,
  • Modificando le proprie proteine con le quali l’antibiotico interagisce.

La selezione di microrganismi resistenti quindi, è inevitabile, ed è forse il più evidente segno dell’evoluzione in atto, infatti la resistenza agli antibiotici è un fenomeno naturale che esiste da milioni di anni. Gli stessi batteri, così come i funghi, fabbricano i loro propri antibiotici per potersi difendere o per attaccare altre forme di vita.

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A partire dalla metà degli anni Quaranta l’uomo ha cominciato ad utilizzare grandi quantità di antibiotici in medicina umana e veterinaria, amplificando notevolmente questo fenomeno naturale: ad ogni utilizzo di antibiotici solo i batteri resistenti sopravvivono diventando dominanti, essendo gli unici in grado di continuare a crescere.

Ogni volta che utilizziamo degli antibiotici, i batteri capaci di resistere alla loro azione sopravvivono e approfittano dell’eliminazione dei batteri sensibili per proliferare.

L’abuso e l’uso non appropriato degli antibiotici nei pazienti ha provocato un evidente aumento nella prevalenza di patogeni multi-resistenti. Purtroppo gli antibiotici antibatterici spesso vengono erogati in modo del tutto errato, come l’impiego in pazienti che probabilmente non hanno infezioni batteriche o come il protrarre la somministrazione oltre il tempo dovuto, o ancora come l’impiego di più antibatterici o di agenti a largo spettro quando non c’è la necessità. In conseguenza a tutto ciò, vengono segnalati sempre più frequentemente microrganismi con nuovi meccanismi di resistenza e sfortunatamente, mentre negli ultimi anni le necessità sono aumentate, lo sviluppo di nuovi chemio-antibiotici è rallentata. È evidente quindi che di fronte al continuo aumento della resistenza, dobbiamo fare tutti uno sforzo considerevole per mantenere l’efficacia di questi importantissimi gruppi di farmaci.

Prevenire? Si può!

Per prevenire lo sviluppo dell’antibiotico-resistenza è fondamentale limitare l’uso degli antibiotici ai casi in cui sono veramente necessari e seguire alcune semplici regole:

  • Non chiedere antibiotici al proprio medico di famiglia se questo/a non li ha prescritti;
  • Prendere gli antibiotici seguendo esclusivamente le indicazioni del medico;
  • Completare l’intero ciclo di cura anche se ci si sente meglio;
  • Chiedere al proprio medico come comportarsi se ci si dimentica di prendere una dose;
  • Non prendere di propria iniziativa gli antibiotici avanzati da una precedente cura;
  • Non prendere mai gli antibiotici prescritti per un’altra persona;
  • Non prendere mai gli antibiotici in caso di raffreddore e/o influenza.

L’assunzione di antibiotici contro infezioni batteriche leggere, come alcuni tipi di mal di gola, bronchiti o otiti, risulta spesso superflua poiché, nella maggior parte dei casi, per guarire da tali malattie è sufficiente l’azione del nostro sistema immunitario!

In questi casi, se necessario e dietro consiglio del medico, si possono prendere farmaci per alleviare i fastidi presenti (come i FANS). Se invece i disturbi dovessero aggravarsi e persistere per più giorni, è consigliabile rivolgersi al proprio medico curante che, nel caso di un’infezione batterica, prescriverà gli antibiotici.

Cosa deve fare il farmacista?

Il farmacista riveste un ruolo importante ed attivo nell’ambito della tutela della pubblica salute, sia umana che animale, in quanto insieme al medico e al veterinario, rappresenta il riferimento professionale del cittadino in caso di “malessere”, pertanto è necessario attuare i corretti comportamenti volti ad implementare tutte quelle azioni di contrasto efficaci nei confronti della lotta alla resistenza antibiotica.

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È fondamentale migliorare la propria formazione professionale con il sistema dell’aggiornamento continuo in medicina; bisogna diffondere la conoscenza del valore degli antibiotici quale risorsa terapeutica fondamentale e non-rinnovabile per tutelare la salute degli uomini e degli animali. Fondamentale risulta raccomandare ai cittadini approcci alternativi che prediligano la prevenzione delle infezioni quali l’igiene personale e l’attuazione di corretti programmi vaccinali di prevenzione nei confronti di patologie specifiche.

È necessario consigliare sempre il corretto e prudente uso degli antibiotici prescritti, affinché i batteri non abbiano la possibilità di sviluppare la resistenza ai farmaci più innovativi, ricordando al cittadino che specie in caso di influenza e forme virali gli antibiotici sono INUTILI.

Qual è la situazione in Italia?

Poiché l’Italia è tra i Paesi europei con le percentuali di resistenza più elevate in agenti, l’imperativo categorico è usare bene gli antibiotici disponibili nel settore della terapia umana ed anche in quella animale! Il progresso scientifico e la ricerca hanno portato allo sviluppo in questi anni di circa 250 molecole per la lotta ai microrganismi e ogni nuovo farmaco introdotto troverà prima o poi ceppi batterici resistenti.

Appropriatezza, ottimizzazione, ragionevolezza e lotta agli sprechi sono comportamenti virtuosi di contrasto alla resistenza batterica, che oltre ad impattare direttamente in maniera positiva sulla salute delle persone e degli animali, contribuiscono a tutelare la sicurezza delle produzioni alimentari e quindi della salute dei cittadini, non solo italiani ma di tutti coloro che nel mondo apprezzano i cibi made in Italy.

La necessità di uno sforzo congiunto e coordinato non solo in Italia, ma a livello mondiale, viene confermata dai dati che emergono dai vari tavoli tecnici operanti nel mondo e che qui abbiamo solo accennato, affinché il Farmacista possa approcciarsi in maniera più consapevole su tale emergenza considerata la vera minaccia del terzo millennio.

Laureata in Farmacia e farmacia industriale presso l’Università Gabriele D’Annunzio di Chieti-Pescara. Attualmente Farmacista territoriale presso Farmacia “Cantafora” a Crotone. “Ritengo che la divulgazione scientifica sia uno dei rami principali della comunicazione. Il nostro ruolo, in qualità di professionisti, è quello di trovare una forma di dialogo accessibile e di facile comprensione che racchiuda una fascia di pubblico relativamente ampia, in modo tale da poter accendere in tutti una piccola miccia di curiosità.”