flora intestinale

La flora intestinale, l’amico invisibile da proteggere

In questo articolo vi proponiamo delle nozioni e dei suggerimenti su flora intestinale e microbioma intestinale, sulle sue funzioni e, soprattutto, su come trattarlo nel modo più corretto per trarne migliori benefici

Contenuti

Che cosa fa il microbioma per noi?

Cosa fare quindi per migliorare la nostra condizione?

Secondo approfondite ricerche, sappiamo che, per ogni cellula che compone il nostro corpo, ci sia almeno una decina di cellule batteriche che vive insieme a noi. In pratica non si riesce a capire se sia l’essere umano a ospitare questi microbi o se siamo noi umani a essere immersi in una massa microbica. Si tratta di veri e propri coinquilini, che gli studiosi definiscono con il termine di microbioma, e che sono capaci di vivere nel nostro organismo generalmente in una situazione di pace e, a volte, perfino di collaborazione attiva. In effetti, quasi tutte le parti del nostro corpo sono abitate da microbi in modo più o meno incisivo. Tra tutti però, quello più importante e più attivo sembra essere il microbioma intestinale e ci siamo resi conto solo negli ultimi anni di quanto questo popolo di piccoli coinquilini ci possa aiutare e di quanto noi abbiamo il compito di difenderli.

Che cosa fa il microbioma per noi?
  • Ci difende contro altri attacchi microbici.
  • Permette il corretto sviluppo del nostro sistema immunitario.
  • Ci aiuta nel gestire il nostro metabolismo “digerendo” ciò che noi non possiamo assimilare e producendo sostanze benefiche per noi.

Tutto questo ci fa quindi capire l’importanza vitale di quella che è, anche se  invisibile, una parte di noi, definita anche come organo dimenticato, proprio perché lavora senza farsi notare.

I fattori che determinano la nascita del nostro microbioma, la sua composizione e, conseguentemente, la sua efficacia, sono molti. Basti pensare che il tipo di parto con cui nasciamo, quindi naturale o cesareo, unitamente alla pratica o meno dell’allattamento al seno, determina quali microbi per primi colonizzeranno il nostro organismo e soprattutto il nostro intestino. L’ambiente in cui viviamo, ciò che mangiamo e, più in generale, il nostro stile di vita, sono i fattori che modulano il nostro microbioma. I rischi di andare a danneggiare il microbioma derivano principalmente dal nostro stile di vita, tuttavia, come farmacista, ho potuto osservare molto spesso come la popolazione sia ancora troppo poco sensibilizzata sull’argomento. Tra gli indiziati contro il microbioma uno dei più pericolosi è sicuramente l’assunzione indiscriminata di antibiotici.

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Questa classe di farmaci nasce con lo scopo di proteggerci e curarci contro le infezioni di tipo batterico, nello specifico da parte dei batteri patogeni, cioè quelli dannosi. Gli antibiotici sono dotati di quella che chiamiamo tossicità selettiva, cioè non colpiscono le cellule umane, ma riescono a colpire solo quelle batteriche, grazie a delle differenze che le caratterizzano. Il rapporto che lega l’uso indiscriminato di antibiotici e il nostro microbioma è ormai chiaro. Per questi farmaci non è possibile distinguere tra batteri pericolosi e batteri amici.

Molto spesso ho visto persone utilizzare un antibiotico perché presumono di conoscere il suo modo di assunzione, basandosi su prescrizioni ricevute dal medico in precedenza per altre patologie o, molto peggio, per consigli riportati da persone, come amici, parenti o altri, che non hanno le competenze necessarie per formulare diagnosi o terapie. Questa è un’azione pericolosissima e va assolutamente evitata. Può portare infatti a due conseguenze principali. La prima è lo sviluppo di farmacoresistenze da parte dei microrganismi patogeni. Significa andare a selezionare nel nostro corpo dei batteri dannosi che diventano immuni agli antibiotici. La seconda è tipica del forte utilizzo di questi composti. Si tratta dell’impoverimento della flora batterica residente nel distretto corporeo che va a contatto con il farmaco. Generalmente è l’intestino, ma non è riferito solo a questo. In tal caso si parla di disbiosi intestinale, una condizione in cui la flora batterica che ci caratterizza viene ridotta. Conseguentemente se riduciamo la flora intestinale, riduciamo anche le sue attività di difesa nei nostri confronti.

Purtroppo anche nel caso in cui prendiamo tutte le precauzioni necessarie, e  seguiamo con precisione i consigli del medico, ci potremmo trovare comunque nella spiacevole situazione di andare incontro al tipico effetto collaterale da antibiotico, con i problemi intestinali che questi spesso portano. Si capisce quindi come bisogni prestare estrema attenzione all’uso incontrollato di questi farmaci.

Altre pessime abitudini che possono danneggiare gravemente la nostra flora batterica e noi stessi sono l’alcol e il fumo.

Questi contribuiscono ai cambiamenti nello stomaco e influenzano i disturbi correlati all’Helicobacter pylori, un batterio che abita normalmente nel nostro stomaco, ma che in casi di forte debolezza delle nostre difese immunitarie può causare seri danni, compreso cancro gastrico. Nell’intestino tenue e nel colon l’alcol provoca l’esaurimento dei batteri con attività antinfiammatoria, con conseguente danno intestinale chiamato “permeabilità intestinale”, cioè una modifica alle capacità del nostro intestino di selezionare le sostanze da assorbire.

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Questi cambiamenti contribuiscono al danno epatico nell’epatopatia alcolica e non alcolica e sono stati associati ad altri disturbi. Lactobacillus GG e A. muciniphila sono batteri che esercitano un effetto protettivo in questo contesto. Il fumo porta a modificazioni del microbioma intestinale legate ad un effetto protettivo verso la colite ulcerosa e deleterie per il morbo di Crohn.

Un interessante studio ha dimostrato i cambiamenti della mucosa in tempo reale dopo l’esposizione a determinati antigeni alimentari utilizzando l’endomicroscopia laser confocale (CLE) in pazienti con IBS (sindrome del colon irritabile). Nel gruppo di individui che hanno subito alterazioni della mucosa intestinale  con l’applicazione dell’antigene alimentare, l’eliminazione di questo specifico antigene alimentare ha poi  portato, durante un anno di controlli, a un notevole miglioramento o alla completa risoluzione dei loro sintomi. Questo lavoro suggerisce fortemente che il cibo giochi un ruolo importante nell’eziologia dei sintomi dell’IBS e fornisce un potenziale metodo per identificare punti critici specifici dell’alimentazione che potrebbero consentire ai medici di fornire migliori raccomandazioni dietetiche per i loro pazienti.

Molti di questi cercano una guida per i cambiamenti dietetici da poter attuare nel tentativo di alleviare i loro sintomi, ma spesso non hanno la conoscenza o la motivazione per attuare queste raccomandazioni. Inoltre, a causa della complessità della dieta e delle scelte alimentari, è difficile convincere le persone ad abbracciare e ad aderire ai principali cambiamenti dietetici. Come società, sembra che abbiamo perso di vista il fatto che la nostra dieta è un fattore determinante per la nostra salute, per la nostra aspettativa di vita e per una qualità complessiva della vita e può essere un potente strumento per prevenire le malattie o comunque per migliorarne i sintomi.

Cosa fare quindi per migliorare la nostra condizione?
  • Mangiare cibi probiotici (o fermenti lattici).

Sono batteri vivi contenuti in alimenti in cui si è verificato un processo di fermentazione naturale, ad esempio lo yogurt e la salsa di soia e servono per ripopolare la flora intestinale di batteri buoni. Dietro consiglio di un esperto, possono essere assunti anche sotto forma di integratori.

  • Via libera alle verdure!

Consumare tante verdure, meglio se a foglia e ancor più se cotte, per facilitare il processo di digestione. Inoltre per evitare di aggredire ulteriormente la flora batterica dell’intestino (ma anche il resto dell’organismo) con pesticidi, è preferibile consumare verdura fresca di stagione.

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  • Inserire nella dieta alimenti integrali e nutrienti

Noci e semi oleosi, alimentano i batteri buoni e possono essere introdotti come snack alternativioppure per arricchire le insalate. Anche i legumi (fagioli) la frutta (mela, mirtillo) e i cereali integrali (riso, grano saraceno, avena) sono ottimi per aiutare a ripristinare l’equilibrio intestinale, in maniera naturale e diversificata. Tra l’altro molti di questi cibi aiutano ad abbassare in modo naturale il colesterolo alto.

  • Evitare prodotti raffinati e confezionati

Per praticità, si ricorre sempre più spesso a merende veloci, ipercaloriche e confezionate, soprattutto con i bambini. Purtroppo sono proprio i cibi raffinati, insieme ai grassi saturi, i nemici principali del benessere dell’intestino. Zucchero bianco, farina bianca e oli vegetali ricchi di omega 6 (ad esempio l’olio di girasole), riducono i batteri buoni favorendo quindi il proliferare di quelli cattivi.

  • Vivere con meno stress

L’intestino, come il resto del nostro corpo, soffre sotto alti livelli di stress. In tal caso è bene riappropriarsi dei propri tempi e tornare a prendersi cura di sé. Piccoli accorgimenti che possono migliorare il benessere intestinale e quindi la qualità della vita sono mangiare lentamente, dormire a sufficienza, ridurre lo stress emotivo e idratare il proprio corpo con almeno due litri di acqua al giorno.

In diversi casi il motivo dei nostri problemi  risiede nel fatto che l’intestino produce il 95% della serotonina (l’ormone del buonumore) presente nel nostro organismo. La serotonina, una volta raggiunto il sistema nervoso è responsabile del nostro stato di benessere e quindi la sua eventuale mancanza porta al caso di problematiche psicofisiche.

Da quanto abbiamo imparato si può capire quanto effettivamente il microbioma sia una specie di amico invisibile, ma sempre pronto ad aiutarci. Resta pertanto a noi il dovere di ricambiargli il favore e di proteggerlo con tutte le nostre forze.

Fonti

  • Antibiotic use and its consequences for the normal microbiome, Martin J Blaser
  • The interaction between smoking, alcohol and the gut microbiome, Gabriele Capurso, Edith Lahner
  • www.openfarma.it

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Laureato in Farmacia e Farmacia Industriale presso l’Università Gabriele D’Annunzio di Chieti e Pescara. Farmacista territoriale, dapprima a Roma e attualmente a Foggia; studente iscritto presso la facoltà di Scienze della Nutrizione. “Ritengo che in questa epoca di oscurità conoscitiva, data dall’eccesso di notizie, fake news, vi sia la necessità di una divulgazione scientifica che possa essere una spinta ed un supporto verso la conoscenza”.