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Giornata Nazionale AIDS: la lettera di un ragazzo a Scienza&Salute…


Ciao,

mi presento…sono Antonio ******, ho 21 anni, sono uno studente come te e sono di Milano. Ho letto il post riguardante la giornata nazionale sull’AIDS, vorrei dare il mio contributo personale se me lo permetterai.

Mi dirai: cos’è che vuole questo tipo?

Sai vorrei raccontarti di me, la mia storia, i miei dolori, le mie sofferenze, e vorrei tu le pubblicassi per far sapere a tutti come mi sento, come ci sentiamo, cosa proviamo.

Da circa 5 mesi ho scoperto di essere sieropositivo, un test fatto di getto, troppo tempo dopo una nottata goliardica con i miei amici passata a bere e giocherellare con ragazze in una disco.

In realtà io neanche volevo andarci quella sera, non avevo voglia di uscire, perché la mia ragazza mi aveva lasciato da poco, ed ero entrato in depressione.

“Ero” per modo di dire, perché tutt’ora ci sono dentro, e non ho la forza di uscirne.

Quella sera la ricordo come fosse ieri. Era il 22settembre 2013, erano circa le 20.00, mi squilla il telefono. Era Marco che mi diceva che ci sarebbe stata serata al ******. Gli dissi di no inizialmente, poi ripensandoci mi dissi: “Datti un’altra possibilità, lei ti ha mollato!”, presi i miei Levis nuovi, quella camicia nera che tanto mi stava bene e con la quale tanto di solito riuscivo ad attirare le ragazze, spruzzai il mio Gucci dietro i lobi delle orecchie e mi misi in auto. Erano le 21 circa, tutti i miei amici erano li, spavaldi, pieni di sé, e io mi sentivo forte, non ero meno di loro!

Entrammo e come qualsiasi gruppo di ragazzi ventenni ci mettemmo al bancone, con la speranza di “accaparrarci” qualche bella moretta. Io avevo puntato una bella ragazza, castana, un po’ osè, forse troppo truccata, forse troppo volgare, ma in quel momento non volevo la solita ragazza che mi avrebbe rotto le palle una volta finita quella serata. Mi avvicino determinato, in realtà lei già mi guardava da lontano, e tutto venne da se. In auto, posto probabilmente squallido ma non mi importava, non l’avrei più rivista e mi serviva solo per quella sera, per sfogare i miei istinti dopo una delusione troppo dura da sopportare.

Fu bello, anzi strepitoso da un punto di vista fisico, mentalmente non ero coinvolto, logico, non cercavo quello io. L’abbiam fatto senza precauzione, prendeva la pillola lei mi disse, e non mi importava in quel momento rispettarla o altro anche perché lei non ne aveva neanche l’esigenza.

Tornai soddisfatto dai miei amici, tutti contenti per me, ridenti, e ci facemmo insieme un secchiello di “angelo azzurro”, qualche sex on the beach, e una siga.

Tornai a casa, più vuoto di prima si, ma comunque appagato. Mi misi a dormire.

Non credevo la mia vita sarebbe cambiata a distanza di poco, o almeno, speravo in meglio. Dopo un mese circa di goliardate conobbi una ragazza, me ne innamorai e lei ricambiò da subito, ci mettemmo insieme, e inizia a fidarmi, a fidarmi della gente, di me stesso. Andai con calma, non la forzai a far nulla, anche perché era ancora vergine e non se la sentiva, ma non mi importava perché io l’amavo e lei anche e per quel momento mi bastava. Un giorno mi sentii male, un dolore talmente forte da provocarmi lo svenimento.

Andammo in ospedale, credevano avessi fatto uso di qualcosa, bevuto ecc, ma io non avevo fatto nulla di tutto ciò. Facemmo diversi controlli, i miei pensarono subito al cancro. Mio fratello mi ripeteva che l’amore mi stava “mangiando vivo”. Avevo perso 7 chili, non avevo appetito, avevo sempre decimi di febbre,nausee leggere, cose che per me in quel momento erano “normali”.

Mi fecero fare un po’ di test, non so come, probabilmente su richiesta di mio fratello fissato con queste dannate malattie senza cura, mi fecero fare il test per l’HIV. Inizialmente quando sentii quella parola, mi spaventai, però poi pensandoci mi dissi: “Sono fida, lei è vergine, la mia ex era sana, con le altre non c’è pericolo…”. Lo feci. Aspettai i risultati ma non ero agitato, sapevo che non era una cosa possibile.

Ritirai il referto: ero HIV positivo. Il mondo mi crollò addosso. Non potevo crederci. Mi sentii morire. Non sapevo che fare. Lasciai la ragazza che amavo tramite sms senza spiegazione, le dissi che avevo un’altra. Lei disse che le avevo spezzato il cuore, ma cosa ne poteva sapere lei che il mio non era spezzato ma frantumato, e che probabilmente prima o poi smetterà di battere. Cosa ne sapeva lei, cosa ne poteva sapere la gente di come mi sentivo, di come avrei voluto esser morto in quel momento e di come non ero in grado di dirlo ai miei genitori, la mia vita. Un incubo. Quando lo dissi a loro mia mamma scoppiò a piangere, mio padre rimase di stucco. Iniziarono a girovagare per medici in cerca del mix di farmaci perfetto per rallentarne la crescita, la terapia HAART la chiamano, e ad oggi sono ancora in cura…

Cosa mi rimane per la “cretinata” fatta in 20 minuti?

Una famiglia distrutta

Una ragazza persa

Un PICCOLISSIMO uomo, io!

Non commettete mai cretinate ragazzi, ve lo dice chi convive ogni giorno con l’HIV, informatevi e non siate piccoli come lo sono stato io.

Ti ringrazio per avermi ascoltato.

Spero che questa mia storia possa far capire tante cose a noi giovani.

Il “piccolissimo”Antonio ******

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Questo ragazzo è uno di noi. Ognuno fa degli sbagli nella propria vita. L’importante è rendersene conto e migliorare. Credo che Antonio abbia sbagliato soltanto i tempi.

Silvia De Donno