donna = uomo

Donna: musa e/o elemento di sfide e guerre


“Dagli occhi della donna derivò la mia dottrina: essi brillano ancora del vero fuoco di Prometeo, sono i libri, le arti, le accademie, che mostrano, contengono e nutrono il mondo”

donnaDalle origini, la donna, è stata considerata “l’angelo del focolare domestico”, musa ispiratrice di grandi opere letterarie e d’arte, ma anche elemento di discordia, sfide e persino guerre.

Per loro, si sono mossi interi popoli, correnti letterarie, che le han rese “protagoniste indiscusse” del panorama mondiale, anche se con difficoltà nell’essere riconosciute come tali.Odiernamente molto ci portiamo dietro dalla storia.

Personalmente, credo che, se da un lato molti sono i settori in cui è considerata inadeguata, (idea comune nei Paesi meno industrializzati sottoposti a religioni assai costrittive), d’altro canto, credo che ogni donna racchiuda in sé il desiderio di “poter” e “dover” essere in grado di far tutto.

In fondo, se è vero che nell’immaginario collettivo, non abbiamo mai visto una donna padroneggiare martello e chiodi, è pur vero che non abbiamo mai avuto neanche l’immagine di un uomo partoriente. E chi meglio della donna, madre, moglie, può capire le esigenze del prossimo, avendo durante la sua crescita, avuto la possibilità di donare ulteriore vita?

Dunque, è per questo che ognuna dovrebbe essere “colonna portante” o comunque “integrante”, all’interno del panorama mondiale in ogni settore, dall’agricolo a quello terziario.

Nella nostra Nazione, dove il settore agricolo è importante datore di lavoro sia per uomini che per donne, queste ultime sono spesso lavoratrici temporanee, occasionali, stagionali che ricoprono e svolgono semplici mansioni di base, (raccolta, semina) e che, molte volte, non risultano essere coperte dalle normative in materia di sicurezza e salute sul lavoro, nonostante si parli dell’Europa come Paese all’avanguardia.

Se si considerasse una “parità di ruoli” all’interno di ogni settore, o una “collaborazione tra generi diversi”, si potrebbe iniziare a cambiare qualcosa a partire dalle norme che tutelano la sicurezza sul lavoro, (si ricordi che la donna, è esposta agli stessi pericoli dell’uomo). Il suo ruolo quindi, potrebbe essere maggiormente incentivato iniziando ad eguagliare le mansioni tra uomo-donna, con una “nuova figura” a cui venga affidato non sempre un “lavoro scomodo”, ma anche un posto dirigenziale, o comunque, fare in modo che accanto a quelle donne chine da sera a mattina sul raccolto ci siano ulteriori uomini che siano disposti a svolgere le loro stesse mansioni.

È necessario un impegno costante per migliorare le condizioni di lavoro sia delle donne che degli uomini, tuttavia, considerare una differenziazione “dal punto di vista del genere” può comportare il pericolo che le lavoratrici siano sottovalutate o persino ignorate. Al fine di rendere la donna capace di svolgere mansioni diverse da quelle a cui è abituata, occorrerebbe che prendesse parte a corsi di formazione riguardanti diversi settori.

Oggi, nell’era in cui la tecnologia domina, non c’è individuo che non sia in grado di utilizzare il computer a livelli base. Corsi di preparazione, seminari, stage, incentiverebbero le capacità di ogni individuo, che non si troverebbe più a dover competere con una capacità ormai considerata innata dell’uomo.

La donna dovrebbe farsi avanti con proprie idee, esporle, metterle a confronto egualmente a quelle maschili, cercando di dare soluzioni concrete a problemi reali. Solo così facendo si potrebbe iniziare a parlare di “indipendenza” del genere, dove ogni donna può essere promotrice della propria idea, esporla e se positiva e condivisa, applicarla per il bene comune. Logicamente quando si ha un idea, occorre che ci sia qualcuno disposto all’ascolto, una politica “mittente-destinatario”, qualcuno che sia informato, che non si basi su ciò che la TV ci propina, che abbia dati alla mano oggettivi sui bisogni del Paese,che non faccia discriminazioni e si basi sull’efficienza delle idee proposte.

Oggi più che mai,tante sono le donne impegnate all’interno del contesto sociale che applicano il proprio spirito materno nei confronti di orfani,malati,anziani,e che cercano,facendo del bene,di dare un senso alla vita di chi è in difficoltà.

Ecco qui che spunta quel quid in più che da sempre rende la donna più spiccata in certi ambiti rispetto all’uomo. Ed è proprio sfruttando ciò, questo senso di altruismo,che si potrebbe coinvolgerla maggiormente nella lotta alla fame.

Ogni donna acquisisce verso chi le dà fiducia un senso materno senza bisogno di ritorno,ed è questo che potrebbe indicare la giusta via per un aiuto concreto.