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La camomilla fa male?… Oltre ai benefici anche alcuni rischi


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L’uso della Camomilla  (Matricaria chamomilla L.) nelle varie forme e preparati è fondamentalmente sicuro. Il rischio reale di interazioni tra Camomilla e farmaci di sintesi è estremamente basso, anche se esistono presupposti teorici che rendono l’argomento comunque importante da non trascurare.

Forse i “rischi” più concreti stanno invece nelle reazioni allergiche: IgE mediate e da contatto (congiuntiviti, riniti, eczemi, dermatite atopica, asma, orticaria, reazioni anafilattiche, reazioni crociate con Artemisie)

Fortunatamente, neppure vi sono dati sui rischi di tisane a base di Camomilla in donne in gravidanza e neonati, benchè in alcuni siti internet sia riportata la possibilità di contrazioni uterine.

La pianta è tradizionalmente usata a livello popolare, e non solo in Europa, sia a scopo salutistico o ricreativa, sia a scopo medicinale, per le sue proprietà rilassanti, antinfiammatorie e antispastiche sulla muscolatura liscia. È indicata in particolare nei disturbi e patologie di tipo infiammatorio della cute e del tubo digerente.

Nome

Matricaria recutita – Asteraceae

Cenni storici

Il nome deriva dal greco chamàimēlon parola formata da chamài del terreno” e mēlon, “mela” per l’odore che somiglia a quello della mela nana; questa derivazione è conservata nel nome spagnolo “manzanilla”, da manzana, che significa “mela”. Il nome del genere, Matricaria, proviene dal latino matrix, che significa “utero“, con riferimento al potere calmante nei dolori mestruali.

Descrizione:

Pianta aromatica a portamento cespuglioso, non supera in genere i 50 cm nelle forme spontanee, mentre nelle varietà coltivate può arrivare agli 80 cm. Ha più fusti che partono dalla base, più o meno ramificati nella porzione superiore e  una radice a fittone.

  • Le foglie sono alterne e sessili, oblunghe, con lamina è bipennatosetta o tripennatosetta, con lacinie lineari molto strette.
  • fiori sono riuniti in capolini con ricettacolo conico e cavo. Quelli esterni hanno la ligula bianca, quelli interni sono tubulosi con corolla gialla. I capolini di diametro di 1–2 cm, sono riuniti in cime corimbose.
  • Il frutto è un achenio di circa 1 mm di lunghezza, di colore chiaro, privo di pappo.

Diffusa in Europa e in Asia ed è naturalizzata anche in altri continenti. Cresce spontaneamente nei prati e in aperta campagna, non oltre gli 800 m, diventa spesso invadente comportandosi come pianta infestante delle colture agrarie. È una specie rustica che si adatta anche a terreni poveri e acidi.

Proprietà:

Con i fiori di camomilla si preparano infusi notoriamente adoperati per le loro virtù blandamente sedative. In realtà la pianta non ha principi attivi ipnoinducenti, come la maggior parte delle erbe officinali che si usano contro l’insonnia, ma al contrario, ha principalmente proprietà antispasmodiche, come la melissa, cioè produce un rilassamento muscolare, per la presenza nel suo fitocomplesso dei flavonoidi (eupatuletina, quercimetrina) e delle cumarine. Queste combinazioni di principi attivi rendono la camomilla un ottimo miorilassante, utile in caso di crampi intestinali, cattiva digestione, sindrome dell’intestino irritabile, spasmi muscolari e dolori mestruali, ma anche in caso di tensione nervosa e stress, perché provoca una sensazione di piacevole rilassamento con effetto calmante sul nervosismo e l’ansia.

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Le tisane ottenute con questa pianta eliminano i gas intestinali e favoriscono la digestione, producendo un generale miglioramento delle funzionalità del sistema gastroenterico.

Come la malva, la camomilla è dotata di buone proprietà antinfiammatorie, grazie all’ azione protettiva sulle mucose esercitata dalle mucillagini e dai componenti del suo olio essenziale (azulene e alfa-bisabololo). Per questa ragione è utilizzata come rimedio lenitivo, decongestionante, addolcente e calmante, in tutti tipi d’irritazioni dei tessuti esterni e interni: dermatiti, ferite, ulcere, gastrite, congiuntivite, riniti, irritazioni del cavo orale, gengiviti e infiammazioni urogenitali.

La pianta è utilizzata con successo anche come antidolorifico in presenza di fenomeni nevralgici, sciatica, mal di testa, mal di schiena e cervicale. Questo grazie agli acidi organici (acido salicilico, acido oleico, acido stearico) e ai lattoni, che gli conferiscono virtù antiflogistiche simili a quelle del cortisone.

Recenti studi hanno dimostrato anche gli effetti ipoglicemizzanti, utili per abbassare il livello di zuccheri dal sangue, in quanto inibisce la trasformazione del glucosio in sorbitolo, responsabile, quando in eccesso, dei danni agli occhi, reni e cellule nervoso, che si riscontrano nelle persone che soffrono di diabete.

Dati di laboratorio dimostrano come la camomilla, in forma di infuso, tintura, olio essenziale e soprattutto il camazulene, trans e cis-spiroeter siano inibitori del citocromo P450 (CYP2C9, CYP2D6, CYP3A4 ed in particolare del CYP1A2).

L’infuso di Camomilla in femmine di ratti ha dimostrato di inibire il CYP1A2 del 39 %; così come la tintura idroalcolica. L’ olio essenziale e i suoi costituenti (in particolare camazulene e a-bisabololo) inibiscono l’attività di numerose isoforme del P450 (CYP1A2, CYP2C9, CYP2D6 e CYP3A4), in particolare del CYP1A2.

Teoricamente quindi l’uso di Camomilla, a dosi farmacologicamente attive e per periodi prolungati potrebbe modificare la concentrazione sierica di farmaci substrato dei citocromi descritti, in particolare del CYP1A2.

Evidenze cliniche

Soltanto un caso clinico di interazione tra Camomilla e Warfarin è stato descritto in letteratura. Si tratta di una sindrome emorragica osservata in un reparto di medicina interna di Montreal e attribuibile alla inibizione del CYP1A2 e del CYP2C9. Teoricamente anche le cumarine presenti nella Camomilla potrebbero aver influito, ma non ci sono dati in proposito, mentre in vitro, a carico della Camomilla, è dimostrata anche un’attività antiaggregante piastrinica.
Un caso particolare, è quello di una donna di 70 anni, in terapia con warfarin perchè affetta da fibrillazione atriale dopo un intervento di sostituzione della valvola mitrale, la quale fu ricoverata per un episodio di insufficienza cardio-respiratoria da anemia: presentava un ematoma del retroperitoneale, del perineo, dell’addome inferiore e fianco sinistro, con INR a 7.9. Trasfusioni e terapia medica salvarono la paziente, dimessa in buone condizioni. L’unica variazione alla sua assunzione di alimenti e farmaci era stato l’uso di una lozione a base di camomilla per uso esterno, una lozione a base di canfora contro il mal di gola e una tisana a base di Camomilla più volte al giorno. La paziente stava assumendo anche amiodarone, senza interazioni con il warfarin, ormai da tre anni. Era stata esclusa la responsabilità di altri potenziali fattori favorenti.

Conclusioni:

Consigliata cautela nell’ assunzione di preparati a base di Camomilla in concomitanza a terapia anticoagulante.