tumore del fegato

Tumore del fegato


Il cancro al fegato è il quinto più comune tumore nel mondo e la terza causa di morte tumorale.

Sintomi:

In genere non causa sintomi significativi fino a quando non raggiunge uno stadio avanzato. Ciò significa che pazienti con tumori in fase iniziale non manifestano alcun problema e possono avere esami del sangue completamente normali.

I sintomi più comuni di malattia avanzata sono invece:

  • perdita di peso senza apparente spiegazione
  • perdita di appetito che si protrae nel tempo
  • senso di sazietà anche se si è mangiato poco
  • nausea e vomito
  • rigonfiamento dell’addome
  • colorito giallo della pelle e degli occhi (ittero)
  • prurito
  • stanchezza
  • colorazione scura delle urine
  • febbre.

Frequenti cause:

Si è notato come nel corso degli anni i soggetti a maggior rischio di tumore del fegato siano legati tra loro da fattori quali:

  • infezioni croniche
  • cirrosi:
  • aflatossine: si tratta di una classe di sostanze che si sviluppa in alcuni tipi di muffa; sono considerate contaminanti di alcuni alimenti per questo la loro concentrazione viene costantemente controllata.
  • il sesso: gli uomini sono più soggetti ai carcinomi epatici.
  • la familiarità: chi ha un caso in famiglia ha un rischio maggiore rispetto alla media.
  • l’età: nella maggior parte dei casi il tumore insorge dopo i 60 anni.

tumore del fegatoDiagnosi:

Esistono diversi modi per verificare la presenza di un tumore del fegato e, in generale, la salute dell’organo.

  • Esame obiettivo:
    il medico tasta l’addome per verificare le dimensioni del fegato, della milza e degli organi vicini, per controllarne le dimensioni e l’eventuale presenza di masse sospette. Inoltre verifica la presenza di ascite, cioè di liquido in quantità abnorme nel ventre, e osserva il colore della pelle e del bianco degli occhi, per vedere se c’è ittero. Con l’esame obiettivo si identificano però forme tumorali in genere già avanzate, che danno origine a segni e sintomi visibili a occhio nudo.
  • Esami del sangue:
    ci sono diversi parametri che suggeriscono una malattia del fegato quali, per esempio, i dosaggi delle transaminasi e della bilirubina. Il marcatore tumorale più significativo è l’alfa-fetoproteina, una proteina che si associa alla presenza di neoplasia, anche se è espressa con valori patologici in solo circa la metà dei pazienti affetti da tumore.
  • TC (tomografia computerizzata):
    è un esame radiologico effettuato da una macchina che rileva immagini da diverse sezioni dell’organo; i dati acquisiti vengono poi elaborati da un computer che ricostruisce un’immagine dettagliata del fegato, degli organi vicini e dei vasi sanguigni. Talvolta il potere dello strumento è amplificato con specifici liquidi di contrasto. La TC consente di vedere un eventuale tumore nel fegato e in tutti gli organi addominali.
  • ecografia:
    grazie all’eco degli ultrasuoni si ottiene, in modo del tutto innocuo, un’immagine del fegato e degli organi circostanti. Le masse tumorali danno un’eco diversa dai tessuti sani e possono essere identificate con facilità.
  • risonanza magnetica:
    un altro tipo di immagini è quello che si forma grazie ai campi magnetici generati da un magnete collegato a un computer. Ancora una volta, le zone colpite da un tumore danno immagini che possono essere distinte da quelle dei tessuti sani.
  • angiografia epatica:
    è un esame radiologico che richiede il ricovero e l’anestesia perché si avvale dell’amplificazione dell’immagine data da un mezzo di contrasto iniettato nell’arteria epatica; consente di visualizzare i vasi che irrorano il fegato ed eventuali tumori che vi si annidano.
  • biopsia:
    è l’esame istologico del tessuto epatico. Per lo più viene effettuato in anestesia locale ma richiede comunque un breve ricovero. Il medico inserisce un ago molto sottile nell’addome e preleva un campione di tessuto con la guida dell’immagine della TC o dell’ecografia, oppure effettua il prelievo con un ago più grande. In alternativa, il prelievo si può effettuare con una sonda che è la stessa che fornisce l’immagine dell’organo (laparoscopia) o attraverso una piccola incisione nell’addome o, ancora, durante un vero e proprio intervento chirurgico.

tumore del fegatoCome si cura

Il trattamento del tumore del fegato dipende da una serie di fattori:

  • numero, dimensioni e localizzazione dei tumori
  • funzionalità del fegato e presenza di cirrosi
  • presenza di metastasi
  • fase della diagnosi (precoce o avanzata)

Le opzioni terapeutiche per il trattamento del tumore del fegato si dividono a seconda se il tumore è operabile o meno.

  • Tumore localizzato e operabile:
    se la massa è unica (o se sono comunque poche) e non si è diffusa, e il fegato ha ancora una buona funzionalità, si può intervenire per via chirurgica, asportando la parte del fegato (epatectomia) che contiene il o i tumori. A seconda della situazione si può arrivare a rimuovere anche un intero lobo, perché la parte restante può essere sufficiente a svolgere le normali funzioni. In casi estremi è possibile anche asportare tutto l’organo e sostituirlo con un trapianto.
  • Tumore localizzato non operabile:
    il tumore, anche se è confinato, talvolta non è operabile a causa della cirrosi o di altre condizioni che compromettono la funzionalità dell’organo o la salute in generale. In questi casi,  si può comunque procedere con uno di questi approcci:

    • termoablazione:
      la massa viene neutralizzata con il calore generato da una sonda che vibra secondo le frequenze radio oppure con il laser o con le microonde.
    • iniezione percutanea di etanolo:
      l’etanolo, un alcol che uccide le cellule tumorali, viene iniettato direttamente nel fegato con la guida di una sonda endoscopica.
    • criochirurgia o utilizzo di micro-onde:
      le cellule tumorali vengono distrutte con il freddo generato da una sonda di metallo inserita con una sonda da endoscopia. Tali procedure sono ancora in fase di sviluppo.
    • infusione di chemioterapici nell’arteria epatica:
      i farmaci antitumorali vengono fatti arrivare direttamente nel fegato con l’ausilio di un catetere; in questo modo si limitano molto gli effetti collaterali della chemioterapia e si possono usare dosaggi più alti. Talvolta viene inserita sotto la cute una micropompa, che regola la cessione continua dei farmaci.
    • chemioembolizzazione:
      si cerca di far rimanere i farmaci nel fegato il più a lungo possibile bloccando la circolazione dell’arteria epatica in modo permanente o temporaneo. A tal fine si inseriscono sferette di materiale inerte attraverso un catetere.
    • radioembolizzazione (radioterapia miniaturizzata):
      si tratta di una tecnica innovativa che utilizza microsfere radioattive iniettate attraverso un catetere direttamente nell’arteria epatica e da lì nell’area interessata al tumore. La radioattività viene rilasciata localmente, evitando di danneggiare i tessuti sani. Si tratta comunque di procedure ancora in fase sperimentale.
    • trapianto:
      si attua solo in presenza di una malattia non estesa secondo precisi criteri di selezione e quando c’è disponibilità di un organo.

Prevenzione:

È possibile ridurre il rischio di tumore del fegato o diagnosticarlo in fase precoce attraverso uno screening. È importante prevenire le infezioni da virus dell’epatite, mediante le vaccinazioni (per l’epatite B) ed evitando i fattori e le condizioni di rischio di infezione per l’epatite C.