scale di Escher

Psicologia dell’invecchiamento: la demenza


L’invecchiamento della popolazione nei paesi occidentali rappresenta un fenomeno sempre più attuale che comporta una serie di importanti conseguenze dal punto di vista economico e sociale.

demenzaSecondo i dati del Ministero della Salute, l’Italia è il paese più “vecchio” d’Europa. Il numero di anziani nel Paese cresce progressivamente e si stima che entro il 2030 potrebbero essere il 26,5% della popolazione. Negli ultimi 20 anni il tasso di over 80 è aumentato del 150%.

Questo drastico cambiamento demografico costringe dunque a ripensare e a riorganizzare i servizi sanitari in funzione delle esigenze dei pazienti più anziani. L’aumento del numero delle persone anziane ha infatti determinato un incremento della prevalenza delle malattie croniche rispetto a quelle acute. Le cause principali di morte nel paziente anziano sono soprattutto le cardiopatie, seguite da neoplasie, malattie cerebrovascolari e broncopneumopatie. Le malattie mentali e neuropsichiatriche hanno inoltre un’incidenza particolarmente alta nella terza età: le varie forme di demenza hanno una prevalenza del 6-8% a 65 anni e di oltre il 30% dopo gli 80 anni (Invernizzi, 2006).

Non va dimenticato poi che la vecchiaia rappresenta una fase di vita particolarmente delicata poiché l’anziano si trova a dover affrontare una serie di perdite oggettive: del tempo che rimane da vivere, del vigore del proprio corpo, degli affetti più cari, del proprio ruolo sociale, della sessualità, della propria autonomia. Queste esperienze possono determinare una profonda crisi della propria identità personale e favorire la manifestazione di varie forme di disagio psicologico o addirittura di psicopatologie.

demenzaTra le patologie più diffuse nella terza età, vi è sicuramente la demenza. Secondo la definizione di Invernizzi, “la demenza è una sindrome clinica caratterizzata dalla perdita di più funzioni cognitive, tra le quali invariabilmente la memoria, di entità tale da interferire con le usuali attività sociali e lavorative del paziente”. I sintomi non sono solo cognitivi ma sono presenti anche sintomi non cognitivi che riguardano la sfera della personalità, l’affettività, l’ideazione, le funzioni vegetative e il comportamento. La demenza può essere il risultato di diversi quadri patologici: la malattia di Alzheimer è la causa più frequente (50-70% dei casi), seguita dalle cause vascolari  e da altre patologie neurodegenerative come la demenza a corpi di Lewy e la malattia di Pick.

La prevalenza della patologia aumenta con l’età ed è maggiore nel sesso femminile, soprattutto nella malattia di Alzheimer. L’esordio è generalmente insidioso e il decorso cronico-progressivo. I primi sintomi riguardano una lieve perdita di memoria che progredisce gradualmente. La persona dimentica impegni, è distratto, ripetitivo e può presentare episodi di disorientamento spazio-temporale. Con l’avanzare della malattia, anche la memoria a lungo termine viene compromessa e il paziente arriva a non riconoscere più nemmeno i familiari. Inoltre possono manifestarsi labilità emotiva, depressione, apatia o cambiamenti nella personalità. Nelle fasi avanzate, il paziente non è più autosufficiente e necessita di assistenza continua, la memoria a lungo termine è irrimediabilmente persa e il rischio di complicazioni quali malnutrizione, malattie infettive, fratture e piaghe da decubito è elevato.

È importante cogliere subito i primi segnali per poter porre una diagnosi di demenza il più tempestivamente possibile. Generalmente sono i familiari a rendersi conto che qualcosa non va nel comportamento del loro congiunto ed è in questa fase iniziale che occorre rivolgersi ad uno specialista il quale, tramite una valutazione specifica, potrà stabilire l’esatta natura di questi disturbi e impostare un idoneo trattamento.

demenzaUn aspetto importante da sottolineare e che spesso viene trascurato è l’enorme impatto emotivo e psicologico che comporta per i familiari l’assistenza a un congiunto con demenza. Assistere al progressivo deterioramento fisico e cognitivo del proprio caro, il quale arriva a non riconoscere più i suoi familiari, può costituire una esperienza fortemente destabilizzante e determinare l’insorgenza di varie forme di disagio psichico nei caregiver come ansia, attacchi di panico o depressione.

Pertanto, è fondamentale attivare una adeguata rete di assistenza non solo per il paziente con demenza ma per l’intero sistema familiare, poiché le patologie della terza età rappresentano ormai la nuova sfida da affrontare dal punto di vista sociale e sanitario.

Dott.ssa Valentina La Rosa


Informazioni su Dott.ssa Valentina La Rosa

La dott.ssa Valentina Lucia La Rosa è una psicologa psicoterapeuta, iscritta all’Ordine degli Psicologi della Regione Sicilia (n° 6491). Laureata in “Psicologia Clinica” presso l’Università di Enna nel 2011, nel 2013 ha conseguito il Master di I livello in “Psicodiagnostica, costruzione del caso clinico e diagnosi della struttura personologica” presso l’APA (Associazione di Psicoanalisi Applicata) di Catania, con la direzione scientifica del Prof. Maurizio Cuffaro e del Prof. Giovanni Lo Castro. Parallelamente, ha frequentato con profitto il “Corso di formazione alla diagnosi e al trattamento di Dipendenze, Anoressie, Bulimie e Obesità”, tenutosi a Catania sotto la direzione scientifica del Prof. Domenico Cosenza e del Prof. Giovanni Lo Castro. Ha frequentato diversi corsi di formazione e di aggiornamento professionale, nel 2016 ha conseguito il Master su “Diagnosi e Trattamento dei Disturbi Specifici dell’Apprendimento”. Ha conseguito la Specializzazione in “Psicoterapia ad orientamento psicoanalitico” presso l’Istituto Superiore di Studi Freudiani “Jacques Lacan” di Catania, scuola di specializzazione in psicoterapia ad orientamento psicoanalitco secondo l’insegnamento dello psicoanalista francese Jacques Lacan. Partecipante alle attività della Scuola Lacaniana di Psicoanalisi del Campo Freudiano e socia affiliata dell’Associazione Italiana di Psicologia.
Sito web personale www.valentinalucialarosa.it.