scale di Escher

La comunicazione nella relazione medico-paziente


Cari lettori de “I Labirinti della Psyche”,

riprendiamo il percorso iniziato qualche mese fa sulla relazione medico-paziente e sui fattori che possono determinarne il successo o il fallimento.

Oggi vi propongo un breve excursus su alcuni aspetti importanti che riguardano, nello specifico, la comunicazione tra il medico e il suo paziente, i quali possono influire sulla qualità della relazione nella sua interezza.

Nell’ambito del rapporto medico-paziente, la comunicazione assume una rilevanza fondamentale poichè, come ci insegna la psicologia, non può esistere relazione senza comunicazione.

comunicazioneLa teoria classica definisce la comunicazione come “la trasmissione di un messaggio da un emittente a un ricevente”. Tale definizione, che implica una fondamentale unidirezionalità della comunicazione, è stata ben presto superata da una visione maggiormente interattiva della comunicazione stessa. Dobbiamo, in particolare, a Paul Watzlawick (psicologo americano e celebre esponente dell’approccio sistemico), l’elaborazione di un nuovo approccio al problema della comunicazione che continua ad essere tutt’oggi estremamente efficace. Watzlawick definisce la comunicazione “un processo di scambio di informazioni e di influenzamento reciproco che avviene in un determinato contesto”. La comunicazione viene dunque intesa come un processo circolare che implica una reciprocità tra i due poli e che attiva sempre una reazione. Nel processo di comunicazione, i ruoli non sono statici ma gli individui coinvolti sono, di volta in volta, emittenti e riceventi, instaurando così un rapporto di influenzamento reciproco.

Anche nel caso del rapporto tra medico e paziente, la comunicazione assume tali caratteristiche fondamentali di dinamicità e reciprocità. Non bisogna infatti pensare, secondo una logica classica di unidirezionalità, che il medico sia chi fornisce una serie di informazioni sullo stato di salute del suo paziente e il paziente esclusivamente colui che si limita a ricevere tali informazioni in maniera passiva. Volendo applicare la definizione di Watzlawick evidenziata in precedenza, sia il medico che il paziente sono attori di un processo dinamico di scambio di informazioni che determina un influenzamento reciproco dei propri comportamenti e delle proprie reazioni.

comunicazione

Un altro punto fondamentale da sottolineare è che la comunicazione non si limita esclusivamente alle parole ma riguarda anche tutti quegli aspetti che costituiscono la cosiddetta “comunicazione non verbale” (il linguaggio del corpo, la mimica, il tono della voce, la gestualità, le pause e il silenzio … ). In questa prospettiva, quindi, tutto il comportamento, e non solo il discorso, è comunicazione, e tutta la comunicazione influenza il comportamento. Di conseguenza, ciascuno di noi comunica molto più di quanto dice e spesso dice più di quanto effettivamente comunica.

È fondamentale tenere conto di questi concetti fondamentali della teoria della comunicazione in un contesto relazionale così particolare e delicato come quello che si crea tra un medico e il suo paziente.

Per comunicare realmente, è importante innanzitutto che il medico utilizzi un linguaggio che sia il più comprensibile possibile per il paziente. Il cosiddetto medichese, cioè un certo gergo tecnico che i medici utilizzano per comunicare in modo rapido ed efficace tra loro, non è sicuramente facilmente accessibile e comprensibile per il paziente il quale non si trova così nelle condizioni di conoscere il suo stato di salute e di attivare risposte comportamentali adeguate. Ad esempio, comunicare ad un paziente che ha un meningioma non gli fornisce in alcun modo elementi rilevanti rispetto al suo problema, alle possibilità di trattamento e alle sue prospettive future ma rischia, al contrario, di innescare reazioni emotive di frustrazione e disperazione, con inevitabili ricadute sulla compliance terapeutica.

comunicazione

È importante, inoltre, che il medico sappia fare un buon uso del silenzio. Il silenzio, infatti, non è assenza di comunicazione ma, al contrario, può esprimere una molteplicità di significati. Sia da parte del medico che del paziente può esprimere ostilità, rifiuto, aggressività, rabbia ma anche dubbio, esitazione, indecisione. In ciascuno di questi casi, il silenzio pone sempre una certa distanza tra gli interlocutori e per questo può risultare pesante e addirittura insopportabile. Troppo spesso, il medico non è in grado di tollerare il silenzio e tende a riempirlo con continue domande, nell’illusione che quante più risposte otterrà tanto più saprà del suo paziente. Tuttavia, come ci ricorda Balint, facendo domande si ottengono solo risposte e si nega al paziente la possibilità di raccontarsi e di mettere in parole la propria sofferenza.

In conclusione, il medico deve imparare ad ascoltare , consapevole che un ascolto realmente attivo ed efficace richiede sollecitazioni, esplicazioni, concessione di spazi.

Perchè, come ci ricorda Goethe, “parlare è una necessità, ascoltare è un’arte”.  

Al prossimo appuntamento!


Informazioni su Dott.ssa Valentina La Rosa

La dott.ssa Valentina Lucia La Rosa è una psicologa psicoterapeuta, iscritta all'Ordine degli Psicologi della Regione Sicilia (n° 6491). Laureata in "Psicologia Clinica" presso l'Università di Enna nel 2011, nel 2013 ha conseguito il Master di I livello in "Psicodiagnostica, costruzione del caso clinico e diagnosi della struttura personologica" presso l'APA (Associazione di Psicoanalisi Applicata) di Catania, con la direzione scientifica del Prof. Maurizio Cuffaro e del Prof. Giovanni Lo Castro. Parallelamente, ha frequentato con profitto il "Corso di formazione alla diagnosi e al trattamento di Dipendenze, Anoressie, Bulimie e Obesità", tenutosi a Catania sotto la direzione scientifica del Prof. Domenico Cosenza e del Prof. Giovanni Lo Castro. Ha frequentato diversi corsi di formazione e di aggiornamento professionale, nel 2016 ha conseguito il Master su "Diagnosi e Trattamento dei Disturbi Specifici dell’Apprendimento". Ha conseguito la Specializzazione in "Psicoterapia ad orientamento psicoanalitico" presso l'Istituto Superiore di Studi Freudiani “Jacques Lacan" di Catania, scuola di specializzazione in psicoterapia ad orientamento psicoanalitco secondo l'insegnamento dello psicoanalista francese Jacques Lacan. Partecipante alle attività della Scuola Lacaniana di Psicoanalisi del Campo Freudiano e socia affiliata dell’Associazione Italiana di Psicologia. Sito web personale www.valentinalucialarosa.it.