Cancro al seno, 17 sostanze da cui bisogna stare alla larga


Il rischio di sviluppare un cancro al seno dipende da un insieme di fattori ambientali e genetici. Questi ultimi sono però responsabili solo del 5-10% dei tumori diagnosticati. Oggi un nuovo studio svela quali sono i principali composti chimici che possono essere alla base degli altri casi di cancro al seno e da cui, proprio per questo motivo, le donne dovrebbero tenersi il più possibile alla larga. A condurlo sono stati i ricercatori del Silent Spring Institute (Newton, Stati Uniti), che pubblicando la lista delle 17 sostanze che aumentano il rischio di cancro al seno sulla rivista Environmental Health Perspectives forniscono per la prima volta una mappa che guida sulla strada della prevenzione.

 Le sostanze in questione sono l’1,3-butadiene (presente nella benzina e nei gas di scarico dei veicoli, nel fumo di tabacco e in quello di alcuni oli per la cottura), l’acrilammide (presente nel cibo cotto, nel fumo di tabacco, nei prodotti collaterali dei trattamenti dell’acqua e in alcuni prodotti al consumo), il TDA e il TDI (ammine aromatiche presenti nelle schiume di poliuretano non curate o appena prodotte, nei prodotti sigillanti, negli isolanti spray, nei prodotti per le coperture e in alcune protesi per il seno), leammine aromatiche presenti nelle tinture per capelli e in quelle per i tessuti e che sono utilizzate per produrre vernici, inchiostri per la stampa, nell’industria alimentare e negli schermi a cristalli liquidi, il benzene (benzina, scarichi dei veicoli, fumo del tabacco, solventi), i solventi organici come il cloruro di metilene (utilizzato per lavare a secco, negli scioglimacchia, nelle colle e negli sgrassanti, nei prodotti per rimuovere le vernici, nei gas in aerosol spray e che a volte contaminano l’acqua potabile), l’ossido di etilene e di propilene (fumo di tabacco, processi di sterilizzazione alimentare e medicale, gas di scarico dei veicoli, vernici), le sostanze ignifughe e i prodotti della loro degradazione, le ammine eterocicliche che si formano durante la cottura della carne alla griglia, gli ormoni e gliinterferenti endocrini, l’MX utilizzato per disinfettare l’acqua, gli idrocarburi policiclici aromatici nitrati (nitro-IPA, presenti nei fumi di scarico dei diesel), l’ocratossina A (micotossina che si può trovarenei cereali, nelle noci, nella carne di maiale e in presenza di muffe), gli idrocarburi policiclici aromatici (gas di scarico, fumo di tabacco, cibo bruciato), l’acido perfluoroottanoico (PFOA, presente nei rivestimenti impermeabili all’acqua e al grasso e antimacchia e che può contaminare l’acqua), diversi farmaci di tipo non-ormonale (inclusi medicinali acquistabili senza ricetta medica e farmaci ad uso veterinario) e lo stirene (materiali in polistirene – inclusi imballaggi per cibo – aria condizionata, fumo di sigaretta).

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Per arrivare alla definizione di questa lista gli scienziati hanno dapprima identificato le 216 sostanze che sono state associate allo sviluppo di tumori alla mammella nei roditori. Fra queste sono state selezionate le 102 cui le donne sono più facilmente esposte, la cui cancerogenicità nell’uomo è stata confermata valutando i risultati di studi presenti nella letteratura scientifica. Valutando le ricerche in cui sono stati misurati i livelli di queste sostanze o dei loro metaboliti nel sangue, nelle urine o in altri campioni biologici umani gli scienziati hanno infine determinato il metodo migliore per valutare l’esposizione a queste sostanze cancerogene.

“Queste informazioni guideranno gli sforzi per ridurre l’esposizione ai composti chimici associati al cancro al seno e aiutare i ricercatori a studiare come colpisce le donne”, ha commentato Ruthann Rudel, primo nome dello studio. Julia Brody, responsabile della ricerca, ha aggiunto che “ridurre l’esposizione alle sostanze chimiche potrebbe salvare la vita di molte, molte donne”.