Trapianto staminali: midollo chance ‘cura’ la sclerosi multipla


Migliora la prognosi in casi ‘difficili’ e riduce le ricadute

staminali  (fonte: Riken)

Alcuni casi più gravi di sclerosi multipla potrebbero trovare una via di ‘cura’ nelle cellule staminali del midollo osseo: infatti uno studio clinico italiano di fase II mostra che il trapianto di staminali prese dal midollo del paziente stesso aiuta a contenere i danni della malattia. Pubblicato sulla rivista Neurology, il lavoro ha coinvolto pazienti in condizioni non buone di malattia, nonostante i trattamenti ricevuti.

Gianluigi Mancardi, che l’ha diretto all’Università di Genova, afferma: “la procedura con staminali sembra resettare il sistema immunitario del paziente; con questi risultati si può dire che le staminali possano avere un profondo effetto sul corso della malattia”. La sclerosi multipla è una malattia autoimmunitaria in cui, cioè, le difese del corpo attaccano il sistema nervoso del paziente danneggiandolo, con danni progressivi ad esempio alle capacità motorie. Alcuni pazienti, nonostante le cure ricevute, vanno incontro a ricadute (nuovi attacchi del sistema immunitario e quindi nuove lesioni cerebrali). I ricercatori hanno coinvolto 21 di questi pazienti meno fortunati e confrontato la terapia con staminali del midollo con quella attuale a base di un immunosoppressore (mitoxantrone). A 11 pazienti hanno dato mitoxantrone, ai restanti nove hanno somministrato le cellule staminali precedentemente estratte dal loro midollo osseo. Prima di iniettare loro (endovena) le staminali, i pazienti sono stati trattati con immunosoppressori.

Le staminali reinfuse sono tornate di nuovo in sede nel midollo e hanno cominciato a produrre nuove cellule del sangue.
Confrontate nel tempo le condizioni dei pazienti, è emerso che rispetto a coloro che avevano ricevuto il mitoxantrone, quelli cui sono state trapiantate le staminali vanno incontro all’80% in meno di lesioni neurali, con una media di 2,5 nuove lesioni contro otto degli altri pazienti, risultati promettenti ma da confermare su un più ampio numero di pazienti.

-Ansa-