Sialolitiasi o scialolitiasi : la calcolosi salivare


Nelle ghiandole salivari maggiori (Sottomandibolare e Parotide) si possono formare dei calcoli (scialoliti), che, ostruendo i dotti di sbocco delle ghiandole stesse, sono in grado di scatenare delle vere e proprie “coliche salivari”, a volte molto dolorose.

Ghiandola-parotide

Quali sono le cause?

La causa principale della calcolosi salivare ( Scialolitiasi ) e’ costituita dall’ infiammazione ( Scialoadenite ) conseguente alle cattive condizioni igieniche del cavo orale  e alla alterata composizione della saliva che, nei pazienti che soffrono di questa patologia, risulta essere più densa e concentrata.

Chi colpisce?

Colpisce maggiormente il sesso maschile con un interessamento prevalente della ghiandola Sottomandibolare ( 80% ) rispetto alla Parotide ( 20% ).

Cosa sono i calcoli?

I calcoli salivari sono costituiti per il 10-20% da un nucleo centrale organico di batteri, cellule epiteliali di sfaldamento, cellule infiammatorie e per l’80-90% da una porzione periferica inorganica costituita prevalentemente da carbonato e fosfato di calcio, anche se possiamo avere anche calcoli formati da  “ Acido Urico ”.

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Come si formano?

 

La formazione dei calcoli avviene attraverso tre fasi fondamentali:

1- dischilia: ci sono modificazioni a livello istologico (metaplasia) a carico dell’epitelio del dotto con aumentata secrezione di mucina e alterato riassorbimento di calcio.

2- microlitiasi: formazione di sferoliti per precipitazione di calcio attorno ad un nucleo organico.

3- litiasi conclamata: formazione di calcoli veri e propri e sovvertimento della architettura ghiandolare.

Da cosa è provocata la “colica” salivare?

La causa principale è rappresentata dai calcoli (63-79%) ma l’ostruzione della ghiandola salivare può essere determinata anche da altre cause quali:

  • Anomalie dei dotti salivari (stenosi o restringimenti, angolazioni acute, “kinking”,invaginazioni duttali);
  • Tappi di muco denso (“mucous plugs”);
  • Polipi e tessuto di granulazione (malattie autoimmunitarie quali s. di Sjogren);
  • Compressioni dall’esterno (ipertrofia dei muscoli vicini quali massetere nel bruxismo o miloioideo, linfonodi infiammati);
  • Corpi estranei (fibre vegetali, pezzi di stuzzicadenti, residui di cibo).

Sintomatologia

Il paziente nota un aumento del volume della ghiandola in concomitanza dei pasti (tumefazione sottomandibolare), dovuto ad un aumentata produzione di saliva che non riesce a defluire attraverso il dotto escretore a causa dell’ostruzione dovuta alla presenza del calcolo. C’è un dolore trafittivo di tipo colico dovuto al rigonfiamento ghiandolare che causa uno stiramento della sua capsula ghiandolare. Talvolta la sintomatologia si risolve improvvisamente con la fuoriuscita di una abbondante quantità di saliva. Talora la sintomatologia è più sfumata. Il ristagno salivare con il tempo può causare infiammazioni della ghiandola (sialoadeniti) acute o croniche.

infezione-delle-ghiandole-salivari

 Come si fa la diagnosi?

La diagnosi si fa innanzitutto con la visita otorinolaringoiatrica che consente di poter apprezzare sia visivamente in bocca sia palpatoriamente con le mani la presenza di un calcolo; nel caso in cui durante la visita non si riesca ad identificare il calcolo si procede ad un accertamento diagnostico mediante:

  • Ecografia ed Eco color Doppler delle ghiandole salivari che consente di identificare la maggior parte dei calcoli salivari anche non radioopachi;
  • Radiografia endorale (quella dei dentisti) della bocca e radiografia laterale della mandibola per i calcoli sottomandibolari;
  • TC (tomografia computerizzata) della parotide per i calcoli non visibili all’ecografia;
  • Scialo-RM (risonanza magnetica) nel caso di assenza di calcoli salivari e se sospettiamo una dilatazione o stenosi (restringimento) di un dotto salivare;
  • Videoendoscopia salivare se gli esami radiologici non hanno consentito di accertare una diagnosi;

Come si asportano i calcoli salivari?

I calcoli salivari possono essere asportati in endoscopia con i seguenti strumenti:

  • Cestelli salivari di varie dimensioni;
  • Micro pinze per la frantumazione e l’asportazione dei frammenti di calcolo;
  • Fibra laser introdotta nel canale operatore dell’endoscopio.

Quale tecnica è preferibile nel caso di calcoli molto grandi?

  • Nel caso di calcoli della parotide molto grandi (circa 1 cm) si esegue comunque la litotrissia salivare extracorporea e, nel caso di fallimento di questa, si può proporre un intervento chirurgico di asportazione video-endoscopica assistita in anestesia generale;
  • Nel caso di calcoli sottomandibolari molto grandi la tecnica preferita è l’asportazione chirurgica video-endoscopica assistita dalla bocca in anestesia generale.

Quando è necessario ricorrere all’asportazione della ghiandola salivare?

Grazie all’impiego delle tecniche conservative e mini-invasive sopradescritte è oggi possibile preservare la ghiandola salivare nella stragrande maggioranza dei casi (circa il 95% dei casi) evitando pertanto i rischi collegati all’intervento di asportazione della stessa (danni estetici cutanei, neurologici (nervo facciale, linguale ed ipoglosso) e funzionali).

Esistono delle terapie non chirurgiche?

Tra le terapie non chirurgiche vi è il trattamento botulinico ovvero l’iniezione di tossina botulinica nelle ghiandole salivari al fine di bloccare l’attività di secrezione della saliva favorendo così il riposo (“silenziamento”) funzionale della ghiandola salivare; viene utilizzata soprattutto nelle parotiti (infiammazioni) ricorrenti senza causa evidente. La terapia botulinica viene utilizzata inoltre nelle fistole salivari e negli scialoceli (spandimenti di saliva vicino alle ghiandole salivari dopo traumi). Infine la terapia botulinica è utilizzata nella sindrome di Frey e nelle scialorree (aumento o ristagno della salivazione) su base neurologica (ad esempio paralisi cerebrali infantili, m. di Parkinson).

Trattamento farmacologico

Dal punto di vista farmacologico possono essere impiegati spasmolitici quali il solfato di atropina o la bellafolina, al paziente si consiglierà inoltre di bere molto per aumentare la produzione salivare e sperare che con il flusso salivare il calcolo possa essere espulso spontaneamente. Anche l’utilizzo di limone è utile per favorire una aumentata produzione salivare.

La rimozione del calcolo avviene chirurgicamente con apertura del dotto previo posizionamento di un punto di sutura a valle del calcolo onde impedire una sua migrazione più posteriore. Il dotto verrà incannulato e la cannula sarà fissata alla mucosa del pavimento orale per ottenere una guarigione senza esiti cicatriziali che comportino ostruzioni salivari. Quando il calcolo si localizza nel parenchima ghiandolare e provoca alterazioni strutturali dell’organo si esegue la sialadenectomia intervento che è di competenza del chirurgo maxillo facciale.