Alzheimer e attività fisica


Cosa è l’Alzheimer?

La malattia di Alzheimer-Perusini, detta anche morbo di Alzheimer, demenza presenile di tipo Alzheimer, demenza degenerativa primaria di tipo Alzheimer o semplicemente Alzheimer, è la forma più comune di demenza degenerativa progressivamente invalidante con esordio prevalentemente in età presenile (oltre i 65 anni, ma può manifestarsi anche in epoca precedente)

Cause

alzheimer e attività fisicaUna delle cause di questa malattia è l’accumulo della Β-amiloide, (finora considerata la responsabile della morte neuronale che produce la demenza), una sostanza neurotossica in grado di depositarsi sulle membrane cerebrali ( con inibizione delle sinapsi ), nei canali ionici, nei mitocondri sotto forma di grosse placche,  e aumentare la produzione di radicali liberi con conseguente morte neuronale. Il continuo accumulo di questa sostanza, anche all’interno dei vasi neuronali genera ipoperfusione cerebrale (riduzione del flusso sanguigno nelle piccole arterie neuronali). Nei soggetti malati di Alzheimer si riscontrano livelli cronicamente elevati di cortisolo correlabili, secondo alcuni ricercatori, alla perdita di memoria che si verifica durante l’invecchiamento. Pazienti con livelli cronicamente elevati di cortisolo mostrano una degenerazione dell’ippocampo (regione del cervello fondamentale per un normale funzione cognitiva ed emotiva), più accelerata.

Segni e sintomi

Le caratteristiche cliniche della malattia possono variare notevolmente da soggetto a soggetto, tuttavia il più precoce ed evidente sintomo è in genere una perdita significativa della memoria a breve termine che si manifesta all’inizio, seguita da altri segni tipici:

  • afasia o incapacità di esprimersi mediante la parola o la scrittura;
  • difficoltà nel linguaggio;
  • disorientamento spazio-temporale;
  • difficoltà nelle attività della vita quotidiana;
  • difficoltà nel controllo dell’alvo e della minzione;
  • modificazioni dell’umore e della personalità;
  • fare la cosa giusta nel momento sbagliato;
  • dimenticare di mangiare con conseguente calo ponderale;
  • Wandering (vagare senza meta).

La conseguenza è l’isolamento del soggetto nei confronti della società, la perdita delle capacità mentali basilari anche se la velocità di progressione può variare, l’aspettativa di vita dopo la diagnosi è dai tre ai nove anni.


Fattori cardiovascolari e prevenzione

Closeup of an elderly man looking away in deep thought , depressionLa malattia e il deterioramento cognitivo potrebbero essere quindi generati da problemi cardiovascolari dovuti principalmente all’accumulo della Β-amiloide. L’attività fisica può rallentare o addirittura migliorare uno stato di ormai avviato deterioramento cognitivo. Per una corretta prevenzione, occorrerebbe aggiungere alla dieta pesce e frutta secca oleoginosa come nocciole,mandorle, noci e carne di pollo. Si tratta di alimenti che contengono acidi grassi polinsaturi omega-3, e che hanno la capacità di ridurre i tassi sanguigni della proteina beta-amiloide. Anche un’alimentazione a base di antiossidanti può ridurre i danni derivanti dai radicali liberi rafforzando il concetto generale dell’agire su più fronti.

Che ruolo gioca l’attività fisica?

alzheimer scienza e salute 2La comparsa di sintomi fisici, quali disturbi della deambulazione, alterazioni dell’equilibrio e deficit di forza muscolare, può costituire la spia iniziale del successivo manifestarsi di una demenza di tipo senile o Alzheimer, ma un’adeguata attività motoria può ritardare la comparsa di tali patologie neuro-degenerative. Si conferma dunque, ancora una volta, l’esistenza di una stretta ed inscindibile relazione tra corpo e mente, tra abilità motoria e funzioni cognitive.

Ecco un elenco degli effetti benefici di un programma di attività fisica di tipo aerobico o attività di gruppo volti alla stimolazione della componente cognitiva:

  • aumentata perfusione cerebrale in quelle aree che non sono totalmente compromesse;
  • maggior attivazione centrale, con formazione di nuove sinapsi;
  • modificazione nella sintesi e degradazione dei neurotrasmettitori associati alle capacità cognitive a vantaggio di quest’ultime;
  • rilascio di serotonina e quindi effetti positivi sull’umore;
  • effetto “wash out” con liberazione dei vasi dalla Β-amiloide;
  • diminuzione in cronico dei livelli di cortisolo;

A queste prerogative ampiamente dimostrate da tempo, si deve aggiungere la capacità dell’esercizio fisico di promuovere la produzione di neurotrofine, ovvero proteine che favoriscono la vitalità dei neuroni. Tutto questo insieme di fattori fà sì che l’attività fisica possa ridurre del 50% questa patologia.


Informazioni su Francesco Montesano

Laureato in “Scienze Motorie e dello Sport” presso l'Università Gabriele d'Annunzio di Chieti, specializzato in "Scienze Motorie per il Benessere" presso l'Università degli Studi di Milano e iscritto al corso di laurea magistrale in "Scienze della Nutrizione" presso la stessa università. Lavora come Personal Trainer e tirocinante al San Raffaele di Milano. Ha fondato la pagina Facebook “Wellness in Motion” con l'obiettivo di fornire consigli pratici per uno stile di vita sano all'insegna dell'allenamento in palestra e a tavola. E' un ragazzo ottimista, dinamico e intraprendente che guarda il mondo con gli occhi di un bambino cercando il “perché“ dietro ogni cosa che lo incuriosisce. Il suo obiettivo è quello di lavorare in equipe per la cura di patologie croniche, utilizzando uno dei farmaci più efficaci, l'attività fisica.