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Staminali cureranno l’infertilità di lui, un problema che affligge il 10% delle coppie


Esperta Usa: “In 10 anni anche prime terapie contro il Parkinson”

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Una cura contro l’infertilità maschile, un problema che si stima coinvolga a livello globale il 10-15% delle coppie, utilizzando le cellule staminali. Il traguardo potrebbe essere raggiunto nell’arco di 7 anni e già fra 9 mesi si avranno i primi risultati dei test effettuati sui primati. Ma le staminali stanno rivelando risultati promettenti anche per la cura del Parkinson, e si stima che un trattamento ad hoc potrà arrivare in una decina d’anni.
Ad indicare gli obiettivi realizzabili a medio termine grazie alla ricerca sulle cosiddette ‘cellule bambine’ è Renee Reijo Pera, vice presidente della Ricerca e sviluppo alla Montana State University e già professore di biologia delle cellule staminali e medicina rigenerativa alla Stanford University, in occasione di una lecture organizzata a Roma dalla Fondazione Sigma Tau in collaborazione con la Biblioteca nazionale. Il team guidato da Pera – nominata nel 2005 da Newsweek tra le 20 ‘Top women on leadership’ e nel 2008 consulente scientifico del presidente Usa Barack Obama – ha differenziato un gruppo di cellule prelevate dalla pelle di un uomo affetto da azoospermia, ovvero la mancanza di spermatozoi nel liquido seminale, in un tipo particolare di staminali (le pluripotenti indotte, iPSC)), che hanno la capacità di differenziarsi in qualunque tipo cellulare. I primi risultati sono stati di recenti pubblicati su Cell ed a breve si attendono i test sui primati. Altra area ”promettente – ha spiegato – è quella del trattamento dei tumori: test sono ora in corso a Stanford per capire come ‘attaccare’ le cellule staminali cancerogene, alla base delle recedive, ma anche per rimuovere quella sorta di ‘mantello di protezione’ che tali staminali utilizzano per sfuggire all’azione distruttiva del sistema immunitario”.

Insomma, importanti passi avanti che si scontrano però con tre ostacoli: ”Innanzitutto – afferma Pera – c’è il problema dei finanziamenti, scarsi anche in Usa; vi è poi la questione dei tempi lunghi imposti dalle agenzie regolatorie, necessari però al fine di garantire la massima sicurezza delle nuove terapie, ed infine vi è la questione dei costi dei potenziali nuovi farmaci”. Avranno ”all’inizio costi alti, tuttavia bisogna andare avanti; in principio anche i cellulari erano solo per i ricchi, ma poi – conclude – si è arrivati ad un accesso per tutti con costi ragionevoli”.

-ANSA-