Come la religione ha da sempre influenzato il settore scientifico… 2



Accennata non prima dei secoli XVI – XVII “l’apparente questione” dei rapporti tra scienza e fede, prende piede a partire dalla rivoluzione scientifica che ricopre circa un secolo e mezzo della nostra storia: dal 1543, pubblicazione del De Revolutionibus Orbium Caelestium di Copernico, al 1687 con il Philosophiae Naturalis Principia Mathematica di Isac Newton. Premettendo che prima di questo periodo, mai la scienza era entrata in significativo contrasto con la fede, il “problema” nacque nel momento in cui le scoperte scientifiche andavano a modificare radicalmente o parzialmente ciò che recitavano i testi Sacri, ed in particolare la Bibbia.
• “La scrittura non può essere annullata” (Nuovo testamento Giovanni 10,35);
• “Tutta la scrittura è ispirata da Dio” ( 2 Timoteo 3,14-16);
• “La scrittura è voce Divina” (Romani 11,4 San Paolo);
Ma la veridicità assoluta della scrittura ha origini ancora più antiche. Da Sant’Agostino a Tommaso D’Aquino si sono susseguite idee e pensieri che trovavano il loro punto di forza nella Bibbia vista con un fine nettamente religioso e non con scopo educativo o di formazione per gli scienziati. La “Scrittura” è vera e serve esclusivamente per portare l’uomo alla salvezza.
Date, cronologie e luoghi sono frutto di cultura e letterarietà dell’autore o di colui che interpreta, ma le vicende e le azioni narrate, riguardanti la vita di Gesù Cristo sono “frutto dell’ispirazione dello Spirito Santo” (2 Pietro 1,20-21). A provocare quindi questo “apparente” dissapore tra scienza e fede, ragione e religione fu il “Caso Galilei” scoppiato durante l’epoca illuministica e il cui significato venne modificato mediante una “strumentalizzazione anticattolica” della vicenda. Alle idee eliocentriche di Copernico, che consentivano di avere un’immagine dell’universo semplificata rispetto a quella tradizionale, non era ancora stata trovata una dimostrazione matematica efficiente. Ed è proprio la mancanza di ciò che suscitò polemiche e critiche espresse anche in libri dello stesso Scienziato come il De Rivolutionibus nella cui prefazione Osiander, ordinato sacerdote cattolico nel 1520, senza aver chiesto il permesso di Copernico, dà quella che viene chiamata “interpretazione strumentalista” che tende a sminuire il carattere rivoluzionario della scienza Copernicana riducendola ad effimere ipotesi che non possono trovare uno specchio nella realtà quotidiana. Lo stesso Galileo asserisce che, seppur veritiere, le idee di Copernico fino ad allora non avevano avuto alcuna dimostrazione, ma nonostante ciò nel 1597 egli aderì al Copernicanesimo destando scompiglio tra i credenti per la sua visione del concetto di scienza “La scienza deve imporsi nella storia”. E fu proprio questa la preoccupazione della Chiesa: che la scienza non avesse più provveduto ad occuparsi esclusivamente dei fenomeni e delle loro cause ma bensì che si fosse presentata all’uomo come oggetto di “VERITA’ ASSOLUTA”, in sostituzione della Bibbia, ma con la differenza che le Sacre Scritture avrebbero garantito un metodo di indagine infallibile e acronico per l’uomo, la scienza invece, avrebbe costituito uno strumento utile e decoroso ma instabile e troppo spesso velocemente mutevole.
Tornando a Galilei e alle sue idee, oltre che come grande elaboratore ed espositore di nuove teorie scientifiche, risulta anche un grande intenditore di teologia, fatto visibile dalle sue “Lettere Copernicane”, nelle quali mette in luce il rapporto “non conflittuoso” tra fede e scienza che fino ad allora era stato visto come una vera e propria “battaglia” anche da alcuni movimenti filosofico – culturali come il Positivismo e il Neopositivismo.
• La scienza è l’unica conoscenza possibile;
• Il metodo scientifico è l’unico valido;
• Il ricorso a cause/principi che non possono essere associati al metodo scientifico non può portare alla conoscenza;
• Il metodo scientifico deve interessare tutti i campi del sapere che coinvolgono l’uomo e la società. (Nascita della sociologia);

Ma nella lettera a Cristina di Lorena, Galilei afferma che “l’intenzione dello Spirito Santo (autore della Bibbia) è d’insegnarci come si vadia il cielo, e non come vadia lo stesso”.

Sostenendo ciò, la condanna di Galileo dunque, potrebbe essere vista ai nostri giorni o come la prova assoluta dell’ermetismo della Chiesa nei confronti della ricerca scientifica che in quel tempo andava affermandosi soprattutto nei Paesi dell’Occidente, o come la rottura insanabile tra la religione, portatrice di concezioni arazionali e ancorate ai Testi Sacri, e la scienza, capace di utilizzare la ragione come strumento di conoscenza assoluta. Ma da tenere presente è anche il trattamento ricevuto dallo stesso scienziato Pisano dinanzi alla sua condanna da parte del Tribunale del Sant’Uffizio: non fu mai condannato a torture e/o a una vera e propria prigionia, né la sua libertà fu mai limitata totalmente.
Le sue ricerche, così come quelle di altri grandi scienziati suoi sostenitori, continuarono nel corso dei secoli sotto l’occhio della Chiesa che era perfettamente a conoscenza di queste intenzioni e che accettò che i libri di Galileo fossero pubblicati soltanto nel 1741 quando Giovanni Paolo II, venne a conoscenza dell’esistenza della prova che dimostrava la veridicità del movimento della Terra attorno al Sole.
“A partire dal secolo dei lumi fino ai nostri giorni il caso Galileo ha costituito una sorta di mito: era il simbolo del preteso rifiuto da parte della Chiesa del progresso scientifico oppure dell’oscurantismo “dogmatico” opposto alla libera ricerca della verità. Questo mito ha giocato un ruolo culturale considerevole; esso ha contribuito ad ancorare parecchi uomini di scienza in buona fede all’idea che ci fosse incompatibilità tra lo spirito della scienza, da un lato, e la fede cristiana, dall’altro. Una tragica reciproca incomprensione è stata interpretata come il riflesso di una opposizione costitutiva tra scienza e fede. Le chiarificazioni apportate dai recenti studi storici ci permettono di affermare che tale doloroso malinteso appartiene ormai al passato”.
(Giovanni Paolo II, Discorso della Pontificia Accademia delle Scienze n. 9-10 del 31 ottobre 1992).
Non si può certo negare che nella loro storia, queste due grandi dimensioni dello spirito umano, abbiano visto numerosi momenti di scontro, nei quali l’uomo di fede ha visto nella scienziato il nemico da combattere e viceversa. Abbiamo visto dunque, come scienza e fede non siano poi così lontane tra loro. Tuttavia esse restano comunque ben distinte. Bisogna cioè sempre tenere bene a mente ciò che scienza e fede sono in realtà, ma anche ciò che non sono. La scienza è necessaria alla fede affinché non si scada in credulità, in modo da recuperare il ruolo insostituibile dell’intelligenza nella vita dell’uomo. La fede è poi necessaria alla scienza perché essa mantenga una certa umiltà, e non perda di vista il punto centrale che è l’uomo, mantenendosi al suo servizio. Ma anche perché l’uomo possa mantenere quella parte di mistero che dà sapore alla vita, e che soprattutto lascia la porta aperta all’incontro con Dio, dando un senso a questa nostra avventura terrena.


De Donno S.

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