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I Disturbi Specifici dell’Apprendimento (DSA)


DSAI Disturbi Specifici dell’Apprendimento (DSA) costituiscono

“un gruppo eterogeneo di disordini che si manifestano con significative difficoltà nell’acquisizione e nell’uso delle abilità di lettura, scrittura, ragionamento o matematica” (Hammill, 1990).

La Consensus Conference dell’Istituto Superiore di Sanità (CC-ISS, 2011) definisce i DSA “disturbi che coinvolgono uno specifico dominio di abilità, lasciando intatto il funzionamento intellettivo generale. Essi infatti interessano le competenze strumentali degli apprendimenti scolastici”.

In base al tipo di deficit funzionale, i DSA si possono classificare in:

  • Dislessia, intesa come specifico disturbo nella velocità e nella correttezza della lettura;
  • Disortografia, intesa come specifico disturbo nella correttezza della scrittura (da intendere come processo di trascrizione tra fonologia e rappresentazione grafemica della parola, da non confondere con la correttezza morfosintattica);
  • Disgrafia, intesa come specifica difficoltà nella realizzazione manuale dei grafemi (abilità grafo-motoria);
  • Discalculia, intesa come una debolezza nella strutturazione delle componenti di cognizione numerica (intelligenza numerica di base: meccanismi di quantificazione, comparazione, seriazione, strategie di calcolo a mente) e/o difficoltà nelle procedure esecutive (lettura, scrittura e messa in colonna dei numeri) e/o difficoltà nel calcolo (fatti numerici e algoritmi del calcolo scritto).

Si può porre una diagnosi di Disturbo Specifico di Apprendimento quando, a test standardizzati di lettura, scrittura e calcolo, il livello di una o più di queste tre competenze risulta di almeno due deviazioni standard inferiore ai risultati medi prevedibili, oppure l’età di lettura e/o di scrittura e/o di calcolo è inferiore di almeno due anni in rapporto all’età cronologica del soggetto, e/o all’età mentale, misurata con test psicometrici standardizzati, nonostante una adeguata scolarizzazione (Società Italiana di Neuropsichiatria dell’Infanzia e dell’Adolescenza, 2005).

Nell’introduzione della Consensus Conference del 2011 è indicato che in Italia i DSA presentano una prevalenza oscillante tra il 2,5% e il 3,5% della popolazione in età evolutiva. Tale percentuale, tuttavia, sottostima l’effettiva incidenza del disturbo che spesso non viene riconosciuto o confuso con altri disturbi (Consiglio Nazionale Ordine Psicologi, 2016).

Nei Paesi di lingua anglosassone, la percentuale arriva fino al 17% a causa delle differenze tra lingua inglese e lingua italiana, quest’ultima caratterizzata da una maggiore trasparenza in quanto vi è una quasi completa corrispondenza diretta tra fonemi e grafemi.

La letteratura scientifica di lingua inglese definisce i DSA “Learning Disabilities” o “Specific Learning Disorders” al fine di indicare il carattere di disabilità di tali disturbi i quali incidono pesantemente sulla vita e sulla carriera scolastica del bambino o del ragazzo. Il termine “disabilità”, in relazione ai disturbi dell’apprendimento, si utilizza proprio per evidenziare il fatto che il disturbo ha un’importanza tale da determinare una perdita totale o parziale di una funzione o, più semplicemente, un’impossibilità ad utilizzarla in modo efficiente.

La Consensus Conference del 2011 sottolinea, a tale proposito, che i DSA hanno un impatto significativo sia a livello individuale (abbassamento del livello di competenze acquisite e/o prematuro abbandono della scuola secondaria di secondo grado), sia a livello sociale (riduzione delle potenzialità sociali e lavorative dell’individuo). L’ICD-10 definisce i DSA “Disturbi evolutivi specifici delle abilità scolastiche”, intendendo quei disturbi in cui le normali abilità di acquisizione delle capacità di apprendimento sono alterate già nelle fasi iniziali dello sviluppo (Consiglio Nazionale Ordine Psicologi, 2016).

I DSA sono dei disturbi specifici, coinvolgono cioè uno specifico dominio di abilità, appunto quelle dell’apprendimento, lasciando intatto il funzionamento intellettivo generale. A tale proposito, riporta la Consensus Conference del 2007:

“La principale caratteristica di definizione di questa “categoria nosografica” è quella della “specificità”, intesa come un disturbo che interessa uno specifico dominio di abilità in modo significativo ma circoscritto, lasciando intatto il funzionamento intellettivo generale”.

L’ICD-10 aggiunge che i DSA non sono conseguenti a mancanza di opportunità di apprendimento, disturbi dello sviluppo intellettivo, traumi o malattie cerebrali acquisite. Inoltre, la compromissione dell’abilità specifica di lettura, scrittura e calcolo deve essere significativa (Consiglio Nazionale Ordine Psicologi, 2016).

La Consensus Conference del 2007 individua i criteri di definizione dei DSA, cioè il loro carattere “evolutivo”, la diversa espressività del disturbo nelle diverse fasi evolutive dell’abilità interessata dal disturbo, la comorbidità con altri disturbi e il carattere neurobiologico delle anomalie che caratterizzano i DSA.

È stato ampiamente dimostrato come i DSA abbiano un’origine biologica che è alla base delle anomalie a livello cognitivo e dei sintomi comportamentali e che comprende un’interazione di fattori genetici, epigenetici, e ambientali che determinano una compromissione delle capacità di percepire o processare informazioni verbali o non verbali in modo efficiente e preciso (DSM-V, 2014; Consiglio Nazionale Ordine Psicologi, 2016).

Riassumendo, i DSA sono un disturbo evolutivo: le difficoltà non insorgono dopo un adeguato apprendimento della lettura, scrittura ed aritmetica ma piuttosto ne accompagnano l’acquisizione. Le manifestazioni comportamentali del disturbo sono destinate a cambiare nel tempo e ad essere compensate; il disturbo, infatti, cambia espressività nelle diverse fasi dello sviluppo anche per l’influenza dei fattori ambientali e socio-culturali.

Come già anticipato in precedenza, i DSA sono frequentemente accompagnati da manifestazioni psicologiche e relazionali disturbate e sono spesso associati ad altri disturbi, come ad esempio disturbi dell’attenzione e iperattività.

Una caratteristica rilevante nei DSA è, infatti, la comorbidità.

Per “comorbidità” intendiamo il fatto che, pur interessando abilità diverse, più disturbi possono coesistere nello stesso soggetto. Nel caso specifico dei DSA, i disturbi dell’apprendimento possono manifestarsi insieme ad altri disturbi dello sviluppo (disturbi del linguaggio, disturbi della coordinazione motoria, disturbi dell’attenzione) e/o a disturbi emotivi e del comportamento. Il disturbo che deriva da tale associazione risulta superiore alla somma delle singole difficoltà, poiché ognuno dei disturbi implicati nella comorbidità influenza negativamente lo sviluppo delle attività complessive.

La comorbidità nei DSA può essere omotipica oppure eterotipica. Nel primo caso, si può registrare l’associazione con altri DSA o con altri Disturbi dello Sviluppo; nel secondo caso, invece, il disturbo dell’apprendimento si associa a disturbi psicopatologici internalizzanti o esternalizzanti.

Con particolare riferimento alla comorbidità eterotipica, diverse ricerche sul tema hanno evidenziato che, all’interno di una popolazione di Disturbi Specifici di Apprendimento, circa il 24-54% dei soggetti presenta problemi significativi della sfera emozionale, sociale e comportamentale, con un’incidenza che risulta 4 volte superiore a quella dei soggetti senza disturbo dell’apprendimento.

I disturbi psicopatologici più spesso associati ai DSA sono classificabili in disturbi internalizzanti e disturbi esternalizzanti. I primi comprendono: disturbi d’ansia (attacchi di panico, disturbo di ansia da separazione, fobie semplici, fobie sociali); disturbi somatoformi (nausea, cefalee, …), disturbi depressivi (demoralizzazione).

Tra i secondi, invece, rientrano il disturbo da deficit di attenzione e iperattività, il disturbo oppositivo-provocatorio e i disturbi della condotta. Mentre i disturbi internalizzanti presentano una prevalenza maggiore nel sesso femminile, quelli esternalizzanti sono più frequenti tra i maschi.

È importante evidenziare che, anche quando il bambino con DSA non sviluppa una psicopatologia franca, il disturbo ha comunque un impatto significativo sul suo benessere emotivo e psicologico. I ripetuti insuccessi scolastici, infatti, generano nel bambino una scarsa autostima ed un’immagine negativa di sé che, nel corso del tempo, può determinare una crescente demotivazione nell’apprendimento e particolari manifestazioni emotivo-affettive come inibizione, rabbia, aggressività, atteggiamenti istrionici e di disturbo in classe e, in alcuni casi, ansia e depressione.

Relativamente alle componenti affettive e psicologiche dei DSA, recenti studi hanno evidenziato l’importanza di valutare anche l’influenza che il contesto familiare e la qualità delle relazioni di attaccamento possono esercitare sulle manifestazioni del disturbo.

Dott.ssa Valentina La Rosa


Informazioni su Dott.ssa Valentina La Rosa

La dott.ssa Valentina Lucia La Rosa è una psicologa psicoterapeuta, iscritta all’Ordine degli Psicologi della Regione Sicilia (n° 6491). Laureata in “Psicologia Clinica” presso l’Università di Enna nel 2011, nel 2013 ha conseguito il Master di I livello in “Psicodiagnostica, costruzione del caso clinico e diagnosi della struttura personologica” presso l’APA (Associazione di Psicoanalisi Applicata) di Catania, con la direzione scientifica del Prof. Maurizio Cuffaro e del Prof. Giovanni Lo Castro. Parallelamente, ha frequentato con profitto il “Corso di formazione alla diagnosi e al trattamento di Dipendenze, Anoressie, Bulimie e Obesità”, tenutosi a Catania sotto la direzione scientifica del Prof. Domenico Cosenza e del Prof. Giovanni Lo Castro. Ha frequentato diversi corsi di formazione e di aggiornamento professionale, nel 2016 ha conseguito il Master su “Diagnosi e Trattamento dei Disturbi Specifici dell’Apprendimento”. Ha conseguito la Specializzazione in “Psicoterapia ad orientamento psicoanalitico” presso l’Istituto Superiore di Studi Freudiani “Jacques Lacan” di Catania, scuola di specializzazione in psicoterapia ad orientamento psicoanalitco secondo l’insegnamento dello psicoanalista francese Jacques Lacan. Partecipante alle attività della Scuola Lacaniana di Psicoanalisi del Campo Freudiano e socia affiliata dell’Associazione Italiana di Psicologia.
Sito web personale www.valentinalucialarosa.it.