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Danni a cuore e reni: lo dice la pressione


Esiste un metodo per poter sapere anticipatamente se ognuno di noi è predisposto a rischi cardiovascolari o a livello renale?

Sembrerebbe di si, secondo lo studio “ARAPACIS” della società Italiana di Medicina Interna (Simi).

danni cuore e reni

Ciò è possibile semplicemente tramite la misurazione della pressione in due zone precise: caviglia e braccio. Calcolando il rapporto tra tali indici, si è in “zona rossa” quando il rapporto pressorio risulta inferiore a 0.9, con maggior predisposizione ad aterosclerosi e soprattutto ad una riduzione consistente della funzionalità dei reni.

Gli esperti della Simi, hanno deciso di valutare se vi sia un’associazione fra la pressione arteriosa registrata in diversi distretti corporei e il pericolo di danni renali e cardiovascolari in questi pazienti, andando a rianalizzare i dati di circa 900 partecipanti dello studio osservazionale ARAPACIS, condotto in tutta Italia per verificare la presenza di complicanze periferiche della fibrillazione atriale.

“La nuova analisi dei dati raccolti attraverso lo studio ARAPACIS ha mostrato che solo il 23% dei pazienti con fibrillazione atriale ha una funzione renale normale, uno su tre ha almeno un lieve deficit – racconta Francesco Violi, coordinatore dello Studio e Past President SIMI – I risultati mostrano soprattutto che i soggetti ad alto rischio di rapida progressione del danno renale, e quindi a maggior rischio cardiovascolare in generale, possono essere riconosciuti efficacemente e semplicemente con questo test di rapida esecuzione”.