spinacia oleracea

Spinacia oleracea: un toccasana a 360° gradi!


spinacia oleracea

Nell’immaginario collettivo, lo “spinacio” (spinacia oleracea) è associato alla figura di “Braccio di Ferro” il marinaio che se ne cibava per aumentare in maniera immediata la sua forza, e che ha creato il “falso mito” dell’importanza degli spinaci relativamente al loro grande contenuto di ferro (tra 2,9 e 3,4 mg per 100g).

Nessun dubbio sul fatto che ne contenga una notevole quantità, ma occorre considerare che in altri cibi, come le lenticchie, esso è molto più abbondante (9 mg per 100g). In realtà, il “mito del ferro” negli spinaci, pare abbia tratto in inganno anche Braccio di Ferro, per un errore precedente alla sua creazione, quando nel 1890, un’etichetta presentava al posto di 3 mg la scritta 30mg, attribuendo così un contenuto di Fe 10 volte superiore al reale. L’errore fu scoperto dopo decenni, quando Braccio di Ferro e i suoi spinaci avevano conquistato il mondo!

Lo spinacio ha ottime proprietà ed è fonte di vitamine, clorofilla, cellulosa e minerali. E’ utile nel prevenire patologie oculari, ipertensione, tumori, contrasta l’invecchiamento e ha effetto lenitivo (in impacco con leggere scottature).

L’azione antiossidante, è garantita da vitamine B e C, carotenoidi, clorofilla, luteina e zeaxantina (queste ultime due utili per la vista, perché lavorano per prevenire la degenerazione maculare e la cataratta, principali cause di cecità).

La cellulosa, aiuta come blando lassativo.

Il canferolo e la quercetina, ad azione antiossidante, sono associati alla diminuzione del rischio di cancro, malattie croniche e al contrasto di infezioni e infiammazioni.

La presenza di acido folico è di aiuto ai soggetti colpiti da insufficienza renale cronica.

Una scoperta chiave, è la sua utilità contro il diabete di “tipo II”, non insulino-dipendente, dimostrata da una ricerca inglese del 2010, condotta dall’Università di Leicester e pubblicata sul “British Medical Journal”.

“Una porzione di spinaci al giorno (106g), leva il diabete II di torno” o ne riduce il rischio di comparsa del 14%. Non è chiaro a quale sostanza si debba il merito:si ipotizza un effetto “scudo” di antiossidanti e Mg, ma serviranno approfondimenti per capirne il meccanismo d’azione.

Un elemento contrastante è l’acido ossalico che rende ferro e calcio poco assimilabili dall’organismo, sconsigliato per chi soffre di calcoli renali e osteoporosi.